La storia della radiologia pavese
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Dipartimento di Scienze Clinico, Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche -

Sezione di Radiologia

Scuola di specializzazione in Radiodiagnostica -

Corso di Diagnostica per Immagini della Facoltà di medicina e chirurgia

Oggi è: 2-12- 2021
23:53:44

Pavia è stata - Prof. Ratti



Prof. Ratti

Alla cattedra pavese venne chiamato il prof. Arduino Ratti (1942-43) (fig. 8) proveniente da Milano, primo allievo del prof. Perussia, che è rimasto per 14 anni alla guida dell’Istituto di Pavia, fino al 1956. Possiamo dire che la sua presenza per questo lungo periodo è stata di importanza determinante per la radiologia pavese. Non è agevole riassumere in breve quanto ha realizzato a Pavia con la sua intensissima attività:

            ° completata la costruzione della palazzina di residenza, l’Istituto di radiologia è risultato praticamente raddoppiato, con ricchezza di spazi in quei tempi impensabile (fig.9);

            ° ha rapidamente realizzato la Convenzione con l’Ospedale-policlinico S. Matteo: inizialmente infatti l’Istituto era nato come struttura esclusivamente universitaria. Per effetto della Convenzione esso rientra anche nella gestione ospedaliera, analogamente a quanto era già realizzato per tutte le altre Cliniche. Così il Direttore, oltre a essere professore universitario è anche primario ospedaliero. L’Istituto viene dotato di personale medico e paramedico anche ospedaliero; l’Ospedale contribuisce alle spese di gestione dell’Istituto;

            ° ha realizzato l’acquisto di molte nuove attrezzature sempre più moderne e adatte alle richieste di una disciplina in rapida evoluzione. Ciò gli ha permesso di potenziare la radiodiagnostica, mettendo in funzione sei sale perfettamente organizzate  e tre locali esclusivamente dedicati alla refertazione;

   

            ° ha dato particolare sviluppo alla radioterapia, alla quale era dedicata tutta la parte centrale dell’Istituto e soprattutto alla radiumterapia, che seguiva personalmente, con esperienza e vera passione;

            ° ha organizzato il lavoro in modo rigoroso e tanto perfetto da influire positivamente  sull’attività di molti anni successivi;

            ° la Scuola di perfezionamento è stata trasformata in “Scuola di Specializzazione in Radiologia” (1943). ciò che ha comportato per gli allievi un numero limitato, la frequenza obbligatoria  e la istituzione di esami teorici e pratici prima del diploma finale. Gli allievi sono stati inseriti come parte attiva nella vita dell’Istituto, ruotando secondo turni precisi presso tutti i Reparti di diagnostica e di terapia. La Scuola così realizzata, presa molto spesso a modello, si è rapidamente imposta, con tanto successo da dovere accogliere allievi provenienti da ogni parte d’Italia. Si può dire che questa Scuola è sempre stata la vera spina dorsale di tutta la radiologia pavese;

            ° ha curato particolarmente l’attività didattica con lezioni e esercitazioni pratiche per gli studenti di medicina e gli allievi della Scuola di specializzazione. La II e la III edizione del suo testo di Radiologia Medica sono state realizzate a Pavia e hanno avuto larghissima diffusione in Italia. L’aula e la biblioteca erano considerate come veri luoghi sacri;

            ° ha favorito in ogni modo l’attività scientifica e di ricerca. La sua produzione (oltre 200 pubblicazioni) riguarda prevalentemente la radioterapia e le indagini di indole biologica. Ma in  questo periodo, presso l’Istituto fioriscono intensissime e originali ricerche in quasi tutti i settori della diagnostica: in particolare dell’apparato respiratorio (struttura polmonare e soprattutto broncologia) (fig. 10), dell’apparato cardio-vascolare (angiografia coronarica e periferica, patologia pericardica e cardiaca in genere) (fig. 11), dell’apparato locomotore (patologia dello scheletro) e dell’apparato digerente;

            ° ha svolto intensa attività diplomatica, stabilendo stretti rapporti non solo con le altre Scuole italiane, ma anche con molte delle più importanti istituzioni radiologiche straniere. Ha partecipato. anche come organizzatore, a numerosissimi congressi in Italia e all’estero:

            ° segretario alla redazione della rivista La Radiologia Medica, della quale in seguito sarà Direttore (1956-72);

            ° dei numerosi allievi ben quattro hanno raggiunto la cattedra universitaria: Aldo Perussia a Milano, Lucio Di Guglielmo a Pavia, Attilio Romanini a Roma (dove ha contribuito a fondare l’Università Cattolica), Guido Galli a Roma Cattolica, mentre moltissimi hanno ricoperto primariati ospedalieri o posizioni di grande prestigio in tutta Italia. Fra questi sono stati elementi di spicco a Pavia (fig. 12 A e B ) i proff. Gianfranco Testa, Angelo Gregori, Alfredo Aguzzi, Fausto Cesarani, Luigi Ferri, Gianfranco Mazzoleni, Sergio Chiappa, Engel Fiocchi, Luigi Roncoroni, Enea Massenti.  Si può dunque dire che con il prof. Ratti si sono formate e accresciute le radici di una vera “Scuola  pavese” che si è rapidamente estesa e poi  diffusa in Italia, con caratteristiche molto solide.

Fig. 9A - Facciata definitiva della palazzina. Ben visibili l'ingresso e l'Isituto, preso d'infilata. 
Pad Necchi - primo ampliamento 
 

   Prime broncografie          Primi Broncografisti

 

  Fig. 12 – Fotografie del 1949, eseguite davanti al portoncino d’ingresso dell’Istituto, costruito nella versione iniziale. Vi sono raffigurati il prof. Ratti fra collaboratori e allievi di quel periodo. A) (da sinistra): G.F. Testa, prof. A. Ratti, (dietro) G.F. Mazzoleni e C. Nobile, F. Cesarani, A. Marincovich, B. Guareschi, (avanti e in borghese) L. Di Guglielmo.    Fig. 12 – Fotografie del 1949, eseguite davanti al portoncino d’ingresso dell’Istituto, costruito nella versione iniziale. Vi sono raffigurati il prof. Ratti fra collaboratori e allievi di quel periodo. B) (da sinistra) A. Aguzzi, C.E. Fiocchi, A. Gregori, C. Nobile.

Nel 1956 viene chiamato alla cattedra di Milano, dove si trasferisce con molti degli allievi pavesi e dove sarà ahe Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia e Presidente della SIRM (1958-60).

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Pavia è stata

NOTIZIE STORICHE SULL’ISTITUTO E SULLA SCUOLA RADIOLOGICA PAVESE

       Nella storia della radiologia Pavia è stata, ed è tuttora, un centro importante per lo studio, le ricerche, le applicazioni pratiche e l’insegnamento in tutti i settori della disciplina. Queste condizioni sono state create e favorite dalla coesistenza e dalla stretta collaborazione tra una antica e importante Università e un grande e attivissimo Ospedale.

       Sebbene numerosi elementi sembrino affermare che attività radiologica venisse già svolta a Pavia alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900, il primo dato, di cui si ha notizia precisa e sicura, è l’approvazione ufficiale del Regolamento del Gabinetto Radiografico, attivo presso il quattrocentesco, glorioso Ospedale Policlinico S. Matteo, approvazione registrata nel Consiglio di Amministrazione del 25 ottobre 1904. Vengono nominati dirigente il dott. Roberto Casazza e supplente il dott. Giovanni De Sigis, che pertanto possono essere considerati i primi ufficialmente radiologi di Pavia. L’evoluzione di questa struttura, che dall’anno successivo viene indicata come Gabinetto A. Mazzucchelli, i suoi progressi tecnici, e gran parte dei dati che si riferiscono alle attrezzature, al personale e anche ai rapporti con reparti universitari, sono ben descritti e agevolmente ricavabili dai verbali dei Consigli di Amministrazione. Risulta chiaro tuttavia che, indipendentemente dal Gabinetto ufficiale, e sempre nell’ambito dell’Ospedale S. Matteo, vengono attivate numerose altre strutture radiologiche, a conduzione ospedaliera o universitaria.

 

 




Fig. 1 - Prof. Felice Perussia

 

Le notizie divengono più frammentarie e meno sicure dal 1915 al 1921, periodo della prima guerra mondiale e del relativo dopoguerra.

 

Nell’anno accademico 1924-25 l’Università di Pavia istituisce una Cattedra di Radiologia (è la quarta cattedra universitaria di radiologia in Italia e la prima nella Lombardia), a coprire la quale viene chiamato il prof. Felice Perussia (fig. 1), personalità di grande rilievo nella radiologia italiana, che però l’anno successivo viene chiamato alla cattedra di Milano.

 

 

 

Fig. 2 - Prof. Ruggero Balli

Pertanto, per l’anno 1925-26. la cattedra di Pavia viene assegnata al prof. Ruggero Balli (fig. 2),  un altro dei grandi Maestri della radiologia italiana. Proveniente dall’Università di Modena, era allievo del famoso prof. Aristide Busi. Gli elementi essenziali della sua intensissima attività a Pavia sono:

° fondazione dell’Istituto di Radiologia, Elettrologia e Terapia Fisica (1925), situato allora   nel vecchio Ospedale S. Matteo (locali dell’Infermeria Beccaria), nel pieno centro cittadino, strettamente contiguo alla sede dell’Università (fig. 3, A,B);

° con il contributo anche della cittadinanza, arricchisce l’Istituto di nuove apparecchiature di radiodiagnostica e di radioterapia (fig. 4 A,B), allora considerate di assoluta avanguardia. Nel 1931 viene costituita ufficialmente la “Sezione Radium”;

° istituzione della Scuola di Perfezionamento in Radiologia (1926), certamente una delle prime in Italia;

° Presidente della Società Italiana di Radiologia Medica (SIRM) (1928-32);

   

° impostazione dell’Istituto come centro di didattica, di studi e di ricerche scientifiche nei vari settori della radiologia con particolare predilezione per le indagini di Radiobiologia. Il primo volume dei suoi poderosi trattati di “Radiologia” e di “ Radiobiologia”, largamente diffusi e ben conosciuti in tutta Italia, sono stati realizzati a Pavia, con il contributo di allievi in gran parte pavesi.

Nel 1932 viene chiamato a ricoprire la cattedra di radiologia dell’Università di Modena, dove prosegue la brillante carriera e sarà nominato anche Rettore di quella Università. Lascia a Pavia un forte gruppo di allievi che continueranno la sua opera.

 
Sede storica dell'ospedale  Edicola in cotto che raffigura la pietà, simbolo del S. Matteo
 Primi apparecchi  primo RX2
 
   

 


Prof. Giuseppe Bignami
osm storico 

L’insegnamento universitario della radiologia viene affidato per incarico al prof. Giuseppe Bignami (fig. 5), primo allievo del Balli. A lui è dato subito l’incarico di provvedere al  trasferimento dell’Istituto dal vecchio Ospedale cittadino nel nuovo “grandioso” Policlinico S. Matteo (fig. 6), costruito in una vasta area posta a nord-ovest della città e ufficialmente inaugurato nel 1933. L’Istituto  venne sistemato provvisoriamente nella palazzina di ingresso dell’Ospedale, dove era dotato non solo di sale per radiodiagnostica e radioterapia, ma anche di locali e attrezzature per fisioterapia, laboratorio di ricerche biologiche, aula per l’insegnamento, biblioteca e radioteca. Ciò dimostra il carattere fondamentalmente scientifico e didattico dato alla moderna disciplina, carattere che ha poi conservato in tutta l’evoluzione della radiologia pavese. La sistemazione definitiva avviene nel 1935, in un’ampia palazzina costruita appositamente entro la cinta del nuovo Policlinico (intitolata a Vittorio Necchi per i generosi contributi) (fig. 7), dove la Radiologia e la clinica Odontoiatrica erano localizzate al piano terra, mentre al primo piano era sistemata la clinica Otorinolaringoiatrica. Fra i tre Istituti  era posta l’aula, come punto di unione e centro della attività scientifica e didattica dei tre Istituti, aula considerata a quei tempi molto ampia e moderna. 

 

            Nel disegno della fig. 6, molto minuzioso, lungo i contorni di tutte le aiuole sono raffigurate tante piantine molto piccole e disposte molto ordinatamente. Sono ormai passati tanti anni e chi   ideò quel disegno non avrebbe mai potuto immaginare il grande, magnifico sviluppo che hanno avuto quelle piantine, che oggi costituiscono una “vegetazione” fiorente e rigogliosa. In  realtà il Policlinico attualmente è immerso nel verde e ogni padiglione è circondato da grandi piante, di ogni specie, anche rare, che fanno parte integrante dell’ambiente e contribuiscono a creare un’atmosfera insolita e un aspetto indubbiamente più sereni e piacevoli di quelli dei comuni ospedali, anche i più moderni.

            Purtroppo, mentre era nel pieno della sua attività, una crudele malattia troncò la giovane vita del prof. Bignami nel 1942.

 Pad Necchi

 




Prof. Ratti

Alla cattedra pavese venne chiamato il prof. Arduino Ratti (1942-43) (fig. 8) proveniente da Milano, primo allievo del prof. Perussia, che è rimasto per 14 anni alla guida dell’Istituto di Pavia, fino al 1956. Possiamo dire che la sua presenza per questo lungo periodo è stata di importanza determinante per la radiologia pavese. Non è agevole riassumere in breve quanto ha realizzato a Pavia con la sua intensissima attività:

            ° completata la costruzione della palazzina di residenza, l’Istituto di radiologia è risultato praticamente raddoppiato, con ricchezza di spazi in quei tempi impensabile (fig.9);

            ° ha rapidamente realizzato la Convenzione con l’Ospedale-policlinico S. Matteo: inizialmente infatti l’Istituto era nato come struttura esclusivamente universitaria. Per effetto della Convenzione esso rientra anche nella gestione ospedaliera, analogamente a quanto era già realizzato per tutte le altre Cliniche. Così il Direttore, oltre a essere professore universitario è anche primario ospedaliero. L’Istituto viene dotato di personale medico e paramedico anche ospedaliero; l’Ospedale contribuisce alle spese di gestione dell’Istituto;

            ° ha realizzato l’acquisto di molte nuove attrezzature sempre più moderne e adatte alle richieste di una disciplina in rapida evoluzione. Ciò gli ha permesso di potenziare la radiodiagnostica, mettendo in funzione sei sale perfettamente organizzate  e tre locali esclusivamente dedicati alla refertazione;

   

            ° ha dato particolare sviluppo alla radioterapia, alla quale era dedicata tutta la parte centrale dell’Istituto e soprattutto alla radiumterapia, che seguiva personalmente, con esperienza e vera passione;

            ° ha organizzato il lavoro in modo rigoroso e tanto perfetto da influire positivamente  sull’attività di molti anni successivi;

            ° la Scuola di perfezionamento è stata trasformata in “Scuola di Specializzazione in Radiologia” (1943). ciò che ha comportato per gli allievi un numero limitato, la frequenza obbligatoria  e la istituzione di esami teorici e pratici prima del diploma finale. Gli allievi sono stati inseriti come parte attiva nella vita dell’Istituto, ruotando secondo turni precisi presso tutti i Reparti di diagnostica e di terapia. La Scuola così realizzata, presa molto spesso a modello, si è rapidamente imposta, con tanto successo da dovere accogliere allievi provenienti da ogni parte d’Italia. Si può dire che questa Scuola è sempre stata la vera spina dorsale di tutta la radiologia pavese;

            ° ha curato particolarmente l’attività didattica con lezioni e esercitazioni pratiche per gli studenti di medicina e gli allievi della Scuola di specializzazione. La II e la III edizione del suo testo di Radiologia Medica sono state realizzate a Pavia e hanno avuto larghissima diffusione in Italia. L’aula e la biblioteca erano considerate come veri luoghi sacri;

            ° ha favorito in ogni modo l’attività scientifica e di ricerca. La sua produzione (oltre 200 pubblicazioni) riguarda prevalentemente la radioterapia e le indagini di indole biologica. Ma in  questo periodo, presso l’Istituto fioriscono intensissime e originali ricerche in quasi tutti i settori della diagnostica: in particolare dell’apparato respiratorio (struttura polmonare e soprattutto broncologia) (fig. 10), dell’apparato cardio-vascolare (angiografia coronarica e periferica, patologia pericardica e cardiaca in genere) (fig. 11), dell’apparato locomotore (patologia dello scheletro) e dell’apparato digerente;

            ° ha svolto intensa attività diplomatica, stabilendo stretti rapporti non solo con le altre Scuole italiane, ma anche con molte delle più importanti istituzioni radiologiche straniere. Ha partecipato. anche come organizzatore, a numerosissimi congressi in Italia e all’estero:

            ° segretario alla redazione della rivista La Radiologia Medica, della quale in seguito sarà Direttore (1956-72);

            ° dei numerosi allievi ben quattro hanno raggiunto la cattedra universitaria: Aldo Perussia a Milano, Lucio Di Guglielmo a Pavia, Attilio Romanini a Roma (dove ha contribuito a fondare l’Università Cattolica), Guido Galli a Roma Cattolica, mentre moltissimi hanno ricoperto primariati ospedalieri o posizioni di grande prestigio in tutta Italia. Fra questi sono stati elementi di spicco a Pavia (fig. 12 A e B ) i proff. Gianfranco Testa, Angelo Gregori, Alfredo Aguzzi, Fausto Cesarani, Luigi Ferri, Gianfranco Mazzoleni, Sergio Chiappa, Engel Fiocchi, Luigi Roncoroni, Enea Massenti.  Si può dunque dire che con il prof. Ratti si sono formate e accresciute le radici di una vera “Scuola  pavese” che si è rapidamente estesa e poi  diffusa in Italia, con caratteristiche molto solide.

Fig. 9A - Facciata definitiva della palazzina. Ben visibili l'ingresso e l'Isituto, preso d'infilata. 
Pad Necchi - primo ampliamento 
 

   Prime broncografie          Primi Broncografisti

 

  Fig. 12 – Fotografie del 1949, eseguite davanti al portoncino d’ingresso dell’Istituto, costruito nella versione iniziale. Vi sono raffigurati il prof. Ratti fra collaboratori e allievi di quel periodo. A) (da sinistra): G.F. Testa, prof. A. Ratti, (dietro) G.F. Mazzoleni e C. Nobile, F. Cesarani, A. Marincovich, B. Guareschi, (avanti e in borghese) L. Di Guglielmo.    Fig. 12 – Fotografie del 1949, eseguite davanti al portoncino d’ingresso dell’Istituto, costruito nella versione iniziale. Vi sono raffigurati il prof. Ratti fra collaboratori e allievi di quel periodo. B) (da sinistra) A. Aguzzi, C.E. Fiocchi, A. Gregori, C. Nobile.

Nel 1956 viene chiamato alla cattedra di Milano, dove si trasferisce con molti degli allievi pavesi e dove sarà ahe Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia e Presidente della SIRM (1958-60).


Prof. Bollini

Alla cattedra di Pavia, così vacante, viene chiamato nel dicembre 1956 il prof. Vincenzo Bollini (fig. 13), bolognese, allievo del prof. G.G. Palmieri e uno dei maggiori esponenti di quella scuola emiliana. Dolce, serena, ma forte personalità, ha dato una importante impronta alla radiologia pavese. E’ facile infatti rilevare come Pavia, posta nella parte meridionale delle Lombardia, vicino al confine con l’Emilia, nella sua evoluzione radiologica abbia risentito alternativamente dell’influenza di scuole lombarde (Perussia , Ratti) e emiliane (Balli, Bollini). Questa realtà è risultata altamente positiva perché ha permesso di assorbire e elaborare gli elementi fondamentali delle due correnti di pensiero scientifico-didattico e che si sviluppasse a Pavia una Scuola radiologica propria, originale e con caratteristiche del più alto livello.

            ° Il prof. Bollini era molto diverso dal suo predecessore, ma ha saputo conservarne perfettamente tutte le direttive di impostazione dell’Istituto, al quale ha dato un indirizzo piuttosto che tecnologico e organizzativo, maggiormente orientato nel campo medico e clinico, sia per quanto riguarda la diagnostica che per la terapia. In questo settore, nel quale era particolarmente preparato e appassionato, ha saputo creare le condizioni per un ulteriore importante progresso. Proprio per il suo carattere ha conquistato in breve tempo la fiducia e l’affetto di tutto l’ambiente medico del  Policlinico e cittadino, tanto che quando, alla morte del Prof. Palmieri, è stato chiamato a Bologna, alla cattedra del suo Maestro, ha lasciato Pavia con sincero dispiacere (1963).

            ° Fra gli allievi formatisi a Pavia durante la direzione Bollini è bene ricordare Alessandro Trenta, Francesco Paolini, Carlo Jucker, Lucio Babini (che ha poi raggiunto la cattedra universitaria di Radioterapia a Bologna), Ambrogio Cecchini, Bruno Vidal (fig. 14).

 

Fig. 14 – Personalità formatesi durante la direzione Bollini. (da sinistra): A. Trenta, F. Paolini, C. Jucker L. Babini.

 

 


 Fig. 15 – Prof. Lucio  Di Guglielmo

 

Alla cattedra di Pavia viene chiamato, nel 1963, il prof. Lucio Di Guglielmo (fig. 15), allievo del prof. Ratti e già attivo a Pavia da molti anni. Originario di Napoli, aveva seguito nel periodo dell’accrescimento e formativo gli spostamenti del padre (Giovanni, professore universitario), prima a Pavia (studi elementari), poi a Catania (ginnasio e liceo), quindi a Napoli (studi universitari di medicina e libera docenza), infine a Roma. Vincitore di borsa di studio, si è recato a Pavia (1949), dove ha stretto intensi rapporti con il prof. Ratti. Una ulteriore borsa di studio gli ha permesso di frequentare per un lungo periodo l’Ospedale Sodersjukhuset di Stoccolma, dove è tornato più volte negli anni successivi, e dove si è dedicato in particolare agli studi di cardio-angiografia e ha avuto l’opportunità di descrivere e pubblicare per la prima volta (1952) il quadro radiologico delle arterie coronarie nell’uomo vivente (fig. 16A e B). Tornato in Italia è entrato ufficialmente nella Scuola pavese del prof. Ratti, dove ha svolto tutta la sua carriera. Raggiunta la direzione dell’Istituto (1963), vi è rimasto fino al 1993, e poi, come professore fuori-ruolo e direttore della Scuola di Specializzazione, fino al 1996.

            Dunque un periodo lungo, di oltre 30 anni, e particolarmente delicato e importante perchè proprio in questo periodo la radiologia subisce una evoluzione massiccia con cambiamenti e progressi così importanti da modificarne tutta l’impostazione e la struttura. Per riassumere in breve i dati essenziali della radiologia pavese durante la direzione Di Guglielmo, è opportuno distinguervi, del tutto formalmente, due parti: la prima è quella dell’era pre-TC, la seconda quella successiva.

 

        

Fig.  16 – A) Frontespizio della monografia nella quale è stato pubblicato per la prima volta (1952) l’aspetto radiologico delle arterie coronarie visualizzate con mezzo di contrasto. B) Alcune immagini contenute nel volume.

   Il primo periodo (1963-80 circa) è caratterizzato dalla massima espansione dell’Istituto. In breve:

            ° l’acquisizione di un Betatrone da 42 MeV (uno dei primi due realizzati nel mondo di così alta potenza) (fig. 17A) rende indispensabile la costruzione di un nuovo padiglione,  che viene effettuato con le caratteristiche del “bunker”  seminterrato, a fianco dell’istituto, ampio e particolarmente attrezzato per gli studi di fisica e di radiobiologia. Con l’acquisto di un apparecchio per telecobalto- e telecesioterapia e di un “simulatore”,  viene completata l’impostazione di questo Reparto per la Terapia con le Alte Energie. Ciò ha richiesto la stretta collaborazione con l’Istituto di Fisica (proff. Sergio Rovera e Giuseppe Lanzi) e, poi, l’acquisizione di personale fisico specializzato, nell’organico della stessa radiologia (prof. Luisa Biazzi, fig. 17B). La radioterapia tradizionale, in questo periodo, rimane attiva nell’Istituto;

            ° l’accrescimento dell’Istituto, considerando impossibile qualunque modifica del profilo esterno della palazzina, viene effettuato a spese del giardino interno (Fig. 18), sfruttando in modo razionale ogni spazio possibile, e rendendo sempre più agibili i vasti locali sotterranei. Sul finire di questo periodo sono attive presso l’Istituto otto Sale di radiodiagnostica, ognuna organizzata come Reparto relativamente autonomo (dotato di propri servizi, sala dì attesa e luogo di refertazione). In un ampio locale del sotterraneo viene sistemata un’apparecchiatura completa per ricerche sperimentali. Le attrezzature negli anni successivi sono state più volte cambiate e aggiornate, seguendo le esigenze e i progressi in ogni settore della disciplina;

Betatrone

 

Prof.ssa Biazzi 

 

  

  

 


° ma il fiore all’occhiello dell’Istituto è costituito dal Reparto di Cardio-angiografia, al quale sono dedicate le due Sale più ampie e centrali. L’attività in questo settore, iniziata molti anni prima (durante la direzione Ratti – intorno al 1953-54) con mezzi di fortuna e molto limitati, è stata condotta con intensità crescente, sempre in strettissima collaborazione con un gruppo di colleghi della Patologia Medica (grazie ai quali in seguito è stato creato un fiorente primariato di Cardiologia: primari prof. Pietro Bobba e successivamente prof. Carlo Montemartini. Con loro elemento di grande rilievo in questo settore, che non può essere dimenticato è stato il prof. Vincenzo Baldrighi) (fig. 19). Le due sale sono state via via dotate di attrezzature del livello tecnologico sempre più elevato (fig. 20 A, B), fino a ottenere il massimo allora possibile. Si pensi che uno degli apparecchi disponeva di un “seriografo ultra-rapido” che - dotato di due tubi radiogeni -  permetteva di eseguire 6 radiogrammi al secondo, contemporaneamente in due proiezioni (quindi 12 radiogrammi) con una sorta di realizzazione tridimensionale basata sulla simultanea visione frontale e laterale dello stesso oggetto. 

 

Lo scorrimento delle cassette radiografiche (allora metalliche) produceva un terribile fracasso, simile a quello di una locomotiva, che impressionava e spaventava ma che contribuiva all’atmosfera e al carattere eroico e avventuroso dell’esame, che certamente non si può dimenticare.  Anche l’iniezione del mezzo di contrasto, alla quale per tanti anni aveva  provveduto il forte braccio del prof. Montemartini,  viene ormai realizzata   con il più perfetto e infallibile iniettore automatico (apparecchio di Gidlund) proveniente direttamente dalla Svezia. D’altro canto i perfezionamenti o anche i profondi cambiamenti tecnici in queste sale si sono susseguiti continuamente, fino a raggiungere la digitalizzazione assai più precocemente che per gli altri apparecchi dell’istituto.

Ma soprattutto va sottolineato che la continua presenza e collaborazione con i colleghi medici e fisiologi ha dato un carattere sempre più radiologico-clinico a questi esami, carattere che li ha distinti e resi particolarmente apprezzabili.  Questo può spiegare perché per molto tempo l’Istituto è stato visitato da tanti medici e radiologi, italiani ma anche stranieri, proprio per conoscere e imparare le tecniche della cardio-angiografia eseguita a Pavia. Delle due sale una era destinata prevalentemente  alle indagini di angiografia toracica, addominale e periferica (si può dire che non vi è distretto vascolare del corpo umano, per quanto esile o complesso – basti pensare alle sottilissime arterie bronchiali  o agli esili e complessi rami della circolazione surrenalica – che non sia stato documentato e analizzato in ogni dettaglio), nonché ai primi tentativi di radiologia interventistica, mentre l’altra – ove erano sistemate anche attrezzature di tipo cardiologico - era prevalentemente dedicata allo studio del cuore e soprattutto  delle arterie coronarie (figg.21 A e B,22 A e B, 23 A e B, 24 A,B,C, 25 A,B,C). L’attività svolta in questo settore è stata molto intensa, con prestazioni di alto livello e di tipo internazionale, spesso con significato di primato assoluto,  così da influire in maniera determinante sulla successiva evoluzione e sulle importanti realizzazioni delle due grandi scuole pavesi di Cardiologia e di Cardio-chirurgia.

  

Fig. 21 – Ricerche sperimentali (pubblicate nel 1955). Azione dei farmaci sulle arterie coronarie. A) dilatazione dopo somministrazione di adrenalina, B) ipertonia dopo nitrito di amile.

 

 

 Fig. 23 – Patologia coronarica. A) la coronaria destra era occlusa poco dopo l’origine, ma la sua parte periferica (frecce bianche) si opacizza attraverso circolo collaterale (frecce nere). 

 

                         

Fig. 22 – Anomalie congenite del circolo coronarico nell’uomo vivente. A) duplice coronaria destra. B) comunicazione diretta delle coronarie con le cavità cardiache, che comporta enorme dilatazione delle coronarie. 

 

 Fig. 23 – Patologia coronarica. B) stenosi complicate: placche ateromasiche ulcerate.

  

       

Fig. 25 – Immagini storiche – A) Prima documentazione angiografica delle vene coronarie nell’uomo vivente. Durante angiocardiografia il catetere rimbalza e imbocca il seno venoso coronarico, nel quale viene iniettato il mezzo di contrasto, senza alcun disturbo per il paziente, ma con ottima visibilità degli elementi venosi (pubblicato nel 1954)- B) Il primo paziente operato di by-pass aorto-coronarico a Pavia (1968). Controllo angiografico nel post-operatorio, che mostra perfetta canalizzazione del by-pass. C) Il primo impianto di cuore artificiale eseguito a Pavia. L’apparecchio (Novacor) è ben visibile ai raggi X.

 

        ° la metamorfosi della Camera Oscura. Questa e il tecnico che vi operava sono stati per tanto tempo il centro e il vero cuore pulsante dell’Istituto. Come dimenticare la scena quasi surreale, che sa tanto ancora di pionierismo, che avveniva durante le ore di lavoro: ogni tanto la porta della camera oscura (assolutamente inaccessibile) veniva aperta  e il tecnico (allora si distingueva per il camice nero) munito di un campanellone a batacchio, suonava  rumorosamente e a distesa. Immediatamente e quasi contemporaneamente si aprivano tutte le porte dei Reparti e i medici, inforcando occhiali scuri – anzi scurissimi (allora le prolungate radioscopie si eseguivano rigorosamente al buio) si portavano rapidamente, camminando lungo le pareti, verso la camera oscura per “vedere” le radiografie sviluppate. Nella baraonda che seguiva qualunque cosa non andasse bene era sempre colpa del tecnico. Poi le radiografie così sviluppate e ancora bagnate, venivano appese a un enorme telaio e sollevate a soffitto, ad asciugare. La comparsa degli intensificatori di immagine, subito adottati in tutti i reparti, ha segnato la fine degli occhiali scurissimi (ormai si potevano  fare le radioscopie anche alla luce del sole), ma il rito del campanellone è rimasto ancora a lungo. E’ nel 1964 che compare la prima “sviluppatrice automatica”. Si trattava di un apparecchio ancora molto primitivo, che consentiva il trattamento solo parziale e che comunque venne accolto con molto scetticismo dai medici e dai tecnici. Ma in questo settore il progresso (sebbene avvenisse a “tappe” con intervalli piuttosto lunghi) è stato relativamente rapido. La componente automatica delle funzioni si è, grado dopo grado, estesa e perfezionata, e questo ha comportato che la parte buia della camera oscura si è progressivamente ridotta, fino a scomparire del tutto. Si è arrivati al punto che ormai l’apparecchio fa tutto da solo, sfornando in breve tempo e a ritmo continuo, le radiografie già sviluppate, fissate e asciugate.  Si è assistito così  alla trasformazione di un locale completamente buio in uno luminoso (Camera Chiara), arieggiato, asciutto, dotato di ogni conforto e degli attrezzi più sofisticati per il trattamento delle pellicole. E così anche il campanellone diventa inutile, viene deposto e, come è accaduto per tante cose nella nostra disciplina, è stato dimenticato e oggi non si sa più che fine abbia fatto. Sul finire di questo periodo altri due locali sono destinati al trattamento delle pellicole. Per qualche tempo vennero costruiti addirittura apparecchi di diagnostica che portavano incorporate piccole sviluppatrici automatiche proprie. Questo cambiamento ha influito in maniera determinante sullo svolgimento dell’attività e sulla vita stessa dei radiologi:è finita l’epoca dei “pantaloni schizzati” e dei camici sporchi di fissaggio, mentre ci si allontana sempre più dall’epoca del pionierismo della radiologia e si evolve verso la definizione di una disciplina più moderna, più agile, più sicura e più aperta a innovazioni di ogni tipo, e quindi sempre più affascinante.

             ° arricchimento della biblioteca. Tutte le librerie sono state ingrandite e sopraelevate fino al soffitto, in modo da potere contenere il maggior numero di libri e di riviste. Mentre inizialmente vi era un po’ di tutto, sono state selezionate e schedate soltanto pubblicazioni di indole radiologico. In questa vasta opera di riordino è stata essenziale la collaborazione del bibliotecario Renzo Savariano, dipendente dell’Università, ma che trascorreva tutto il tempo libero presso il nostro Istituto. Presso questa biblioteca sono conservate, dal numero 1, tutte le riviste radiologiche pubblicate in Italia dall’inizio della radiologia, ciò che costituisce ormai una rara e preziosa documentazione storica.

            ° la centralizzazione dell’Istituto. Al momento della costruzione del Policlinico quasi tutte le Cliniche erano state dotate di attrezzature radiologiche. Queste, in assenza di personale specializzato, spesso non rispondenti agli evoluti concetti della protezionistica, scarsamente impiegate e presto invecchiate e bisognose di riparazioni e aggiornamenti, erano diventate più un pericoloso peso che un vantaggio. Venne ufficialmente richiesto dunque che fossero eliminate e che tutta l’attività radiologica si svolgesse soltanto presso l’Istituto. Ciò si è verificato pressocchè spontaneamente, considerando il notevole accrescimento e la intensissima attività già svolta dall’Istituto. Sono state conservate, per le necessità locali, ma sempre nella gestione centrale dell’Istituto, una Sezione presso la Clinica Pediatrica, una presso la Clinica Medica e una presso il pronto soccorso della nuova Clinica Ortopedica.

            ° la Sezione di Medicina Nucleare. In questi anni anche questa disciplina subisce una importante evoluzione. A Pavia l’attività nel campo della Medicina Nucleare era iniziata fin dagli anni ‘50 da parte di personale dell’Istituto (è doveroso ricordare il giovane Giovanni Scaramozzino, uno dei più validi e promettenti allievi del prof. Ratti, deceduto per una violenta scarica elettrica mentre tentava di aggiustare un apparecchio radiologico dell’Ospedale di Mede, che, già nel 1950 aveva scritto e pubblicato una bella monografia sulla Medicina Nucleare, argomento allora sostanzialmente sconosciuto) e nei locali della Clinica Medica (1968) esisteva un piccolo reparto. Nel 1970 questo reparto viene ufficialmente individualizzato e indicato negli annuari del Policlinico S.Matteo come Sezione di Medicina Nucleare annessa all’Istituto di Radiologia. La responsabilità è affidata al dott. Francesco Paolini, che in seguito (1980) raggiungerà anche la cattedra universitaria in questa disciplina.

            ° la Scuola di specializzazione in radiologia. I corsi, inizialmente della durata di 2 anni, vengono prolungati a 3 e subito dopo (anno accademico 1969-70) a 4 anni. Gli allievi, incrementati di numero, seguono lezioni e esercitazioni, e vengono definitivamente inseriti nell’attività pratica, ruotando regolarmente presso tutti i reparti dell’Istituto. Partecipano alla “revisione serale”, nella quale il Direttore rivede tutto il materiale eseguito durante la giornata in tutto l’Istituto, in modo che tutti possano essere al corrente e discutere su quanto avviene e si realizza in tutti i reparti. Inoltre la massima parte degli allievi è attivamente inserita nei vari gruppi di studio e di attività scientifica che vengono condotti presso l’Istituto. La possibilità di una mensa interna favorisce la sensazione di “grande famiglia” che è dominante in questo periodo. Giovani e quasi tutti ancora non sposati, ci si trovava a tavola con serena, goliardica allegria, a gustare l’ottima cucina del “pio Luogo”, mentre si stabilivano e consolidavano amicizie destinate a durare tutta la vita. Ma spesso, molto spesso, si andava anche fuori, e la meta preferita era la Trattoria Goi di San Martino Siccomario, dove anche nei momenti di piena, una saletta in fondo era sempre riservata per il nostro Istituto (come dimenticare la  Signorina Tatiana, titolare e dirigente della trattoria, che partecipava affettivamente alla nostra vita comportandosi come la sorella maggiore dell’allegra brigata!). Fra i tanti episodi possiamo anche ricordare che proprio in questo periodo una Ditta esterna “vince” tutte le resistenze della Direzione Sanitaria e riesce a sistemare proprio nella sala dove mangiano i radiologi la prima “macchinetta automaticaper il caffè; dunque il prototipo tanto primitivo di qualche cosa che in breve tempo si sarebbe perfezionato e diffuso in ogni parte del Policlinico!

           ° attività scientifica. E’ molto intensa, tanto da costituire uno degli aspetti di maggior rilievo nella vita dell’Istituto di questo periodo. Riguarda un po’ tutti i settori della radiologia allora conosciuti, ma è bene ricordare alcuni gruppi di studi che, per la originalità o la priorità assoluta, hanno condotto alla pubblicazione di lavori, di monografie o di libri: indagini sulla anatomo-fisiologia del polmone (struttura segmentaria e riflessi sulla patologia), sull’albero tracheo-bronchiale (soprattutto mediante la broncografia), sui rapporti tra fotografie endoscopiche bronchiali e quadri radiologici, sulla Xerografia e Xero-tomografia (anatomia e patologia della laringe e dell’apparato respiratorio), sulla pelvi femminile (apparato genitale femminile, studiata con tecniche tradizionali e poi con le metodiche più moderne e aggiornate), sugli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti (ricerche sperimentali e sugli effetti della radioterapia), sull’angiografia delle arterie bronchiali, sulla circolazione coronarica (vedi figg. 21-25) sia mediante studi a carattere sperimentale (documentazione dell’azione di farmaci, formazione e sviluppo delle anastomosi e dei circoli collaterali intra e extra-coronarici, ma prevalentemente a carattere clinico nel paziente in condizioni patologiche (anomalie congenite, lesioni ateromasiche con descrizione delle placche, valutazione dei primi tentativi di interventi chirurgici). A questa attività hanno partecipato si può dire tutti i medici dell’Istituto con pubblicazioni e presentazioni a congressi sui più svariati argomenti, tanto che si può affermare che la componente scientifica è parte integrante dell’educazione delle nuove generazioni di radiologi.

 ° gli allievi medici di questo periodo sono stati molto numerosi. Non è questa la sede per elencarli tutti, ma è doveroso ricordare almeno coloro che, facendo parte dell’organico ufficiale, ospedaliero e universitario dell’Istituto hanno partecipato in maniera determinante, con contributi spesso personali, a ogni cambiamento e ogni progresso. Si può dire che tutti, ormai disseminati in ogni regione d’Italia, una volta lasciato l’Istituto, hanno avuto una brillante carriera, contribuendo alla diffusione e alla conoscenza della Scuola radiologica Pavese. E’ doveroso ricordare: Alina Marley, Francesco Coucourde, Aldo Schifino, Giacomo Madonia, Renzo Bandirali, Antonio Cavina-Pratesi, Pietro Giovanni Garbagna, Antonio Nicolato, Gianpaolo Cornalba, Giuseppe Vadalà, Mariano Lombardi, Bruno Squassabia, Giampiero Beluffi, Pietro Franchini, Antonio Firullo, Franco Corbella, Antonio Merlini, Carlo Del Favero (fig. 26). E ancora: Antonio Maestro, Riccardo Rodolico, Enrico Slaviero, Filippo Casolo, Pietro Bertolotti, Giorgio Testa, Luigia Rota, Guido Moro, Domenico Conte.

   
 

 

 

Fig. 26 – Allievi medici della Scuola di specializzazione, entrati nell’organico ufficiale dell’Istituto. (da sinistra) A. Marley, F. Coucourde, A. Schifino, G. Madonia,  R. Bandirali, A. Cavina-Pratesi, P.G. Garbagna,  A. Nicolato, G. Cornalba,  G. Vadalà,  M. Lombardi, B. Squassabia, G. Beluffi, P. Franchini, A. Firullo,  F.Corbella, A. Merlini, C. Del Favero.

 

    

Fig. 27- A) Attilio Banchieri, il primo tecnico universitario di radiologia. B) Carlo Soffientini

° I tecnici con il camice nero. Fin dagli inizi dell’attività radiologica in questo Istituto (come in gran parte delle grandi strutture radiologiche) esisteva una figura allora molto importante: quella del tecnico. Si distingueva dai medici perché indossava un camice nero, dal taschino del quale spuntavano il cacciavite e vari ferri del mestiere. La sua funzione era essenzialmente la “cura” degli apparecchi, provvedere cioè che fossero sempre in ordine, conoscerne a fondo il funzionamento, intervenire subito ad ogni guasto o inceppamento (allora molto frequenti). Al tecnico inoltre era affidata completamente la camera oscura; da qui il camice nero che proteggeva e nascondeva le inevitabili macchie provocate dal continuo uso dei materiali per il trattamento delle pellicole. Il primo di questi tecnici nel nostro Istituto è stato Attilio Banchieri (fig. 27 A e B ), assunto nell’organico universitario nel 1927, ancora nel vecchio ospedale cittadino. Non aveva un titolo di studi superiore, ma possedeva una incredibile conoscenza degli apparecchi, tanto profonda che non era raro che i tecnici delle stesse ditte costruttrici si rivolgessero a lui per consigli e opinioni. Affezionatissimo all’Istituto, che considerava quasi come una propria creatura, ispirava fiducia e sicurezza, tanto che il prof. Ratti gli aveva affidato la parte amministrativa della gestione universitaria dell’Istituto. Accanto a lui, durante la direzione Ratti, venne assunto Carlo Soffientini, che si è dedicato con particolare competenza alla camera oscura, e che, da questo punto allora veramente nevralgico, ha influito notevolmente sull’attività e l’andamento di tutto l’Istituto. 
   Con il pensionamento di Banchieri sembrava impossibile che qualcuno potesse sostituirlo, ma venne assunto, nel 1973, Luigi Broglia (fig. 28A), che incredibilmente possedeva tutte le caratteristiche del suo predecessore, e in più aveva un titolo di studi superiore (perito industriale elettrotecnico) e quindi una preparazione di base più ampia e solida, ciò che gli ha permesso di seguire e affrontare la rapida evoluzione della tecnica costruttiva e della complessità sempre crescente delle attrezzature radiologiche. In questo periodo per la scelta degli apparecchi, la messa in opera, il funzionamento e le rapide riparazioni, l’attività del Broglia è stata veramente preziosa, e ancora una volta abbiamo visto i tecnici delle ditte ricorrere a lui e chiedergli e scambiare consigli e opinioni. Nel 1974 viene assunto Luigi Bozzini (fig. 28B), giovane forte e aitante che, con Broglia, ha subito costituito una coppia molto affiatata e efficace, conosciuta da tutti come il braccio (Bozzini) e la mente  (Broglia).

            Ma la continua e rapida evoluzione della radiologia determina tanti cambiamenti. Ormai gli apparecchi sono sempre più sofisticati e complessi. Le ditte costruttrici conservano gelosamente ogni dettaglio in modo che nessun estraneo possa accedere al loro funzionamento. Anche la camera oscura è diventata chiara e si è profondamente trasformata. Così, quando Bozzini raggiunge la pensione (1993) possiamo dire che la tradizionale figura del Tecnico con il camice nero è praticamente scomparsa.

            Ma forse, più che di scomparsa, possiamo ancora parlare di una rapida trasformazione. Infatti, sempre in questo periodo è stata costituita la Scuola per Tecnici di Radiologia Medica (vedi paragrafo successivo) con vivo successo. Il nuovo tecnico che si va formando è molto diverso da quello precedente, sia nella impostazione che nelle attività funzionali. Non indossa più il camice nero, ma quello bianco in tutto simile a quello dei medici (oggi nessuno lo ricorda, ma allora fu una vera guerra, condotta con grande abilità dai Sindacati dei lavoratori allora attivissimi !). Con  buona conoscenza degli apparecchi, comincia a partecipare alla esecuzione degli esami radiologici, prima effettuata rigorosamente e interamente solo dai medici. Poiché il lavoro aumenta sempre intensamente, questa funzione si accresce e alcuni degli esami radiologici vengono interamente affidati al tecnico. Progressivamente si giunge al punto che l’esecuzione di gran parte degli esami rientra ufficialmente nei compiti del tecnico. Con una buona istruzione e ben guidati sindacalmente i nuovi tecnici evolvono verso una figura ben definita, sempre più autonoma e attiva, non più soltanto come collaboratori ma come partecipanti responsabili alle indagini radiologiche, anche le più complesse.

         

  

    ° la prima Scuola universitaria per Tecnici di radiologia. Per comprendere meglio questa evoluzione del tecnico possiamo ricordare che nel periodo iniziale della radiologia il personale non medico dell’Istituto era costituito da un buon numero di “infermiere” (fig. 29), preziose e valide collaboratrici nell’attività di reparto, guidate e istruite da una Suora (la mitica “madre Ubaldina”) (fig. 30A)e, quando questa è andata in pensione, da una altrettanto valida Caposala (Pierina Lamponi) (fig. 30B). Si deve ricordare che allora tutti gli esami radiologici potevano essere materialmente eseguiti esclusivamente dal medico. Ma queste infermiere erano realmente preziose non solo per la collaborazione in tutte le manualità tecniche dell’esame, non solo perchè si prendevano cura dell’ordine e della pulizia del reparto, ma soprattutto perché spesso costituivano un efficace tramite umano tra medico e ammalato (allora spesso il paziente era “nuovo”, disorientato e spaventato da questo tipo di imponenti apparecchiature). Come dimenticare l’infermiera che al comando “fermo, non respiri” bisbigliava all’orecchio del vecchietto appena arrivato dalla campagna, traducendo in pavese:“nonu, c’al bufa no”! Ancora oggi sentiamo quel bisbiglio nell’orecchio carico di umana solidarietà, quando durante uno dei moderni complicatissimi esami, allo schiacciare di un bottone, piove dall’alto una voce fredda e del tutto anonima che scandisce “f e r m o  n o n  r e s p i r i”. Facevano a gara, queste infermiere, a chi teneva meglio il proprio reparto. E ci sembra di vedere ancora la Ines – donna di mezza età, paffuta, sempre allegra, efficientissima – che, per non sporcare il pavimento appena lucidato, si trascinava sulle “pattine” di feltro, spesso seguita nello stesso modo dalle pazienti (brave madri di famiglia) che riusciva a coinvolgere.

 
          

    

Fig. 31- Capotecnici ospedalieri. A) Carlo Bozzini; B) Gianni Latella.

            Col trascorrere degli anni questo personale ha acquisito esperienza e manualità tecniche molto elevate e – analogamente a vari tentativi che si andavano realizzando un po’ in tutta Italia -  si è sentita la necessità di una più specifica e corretta educazione e di un migliore inquadramento. A Pavia, nell’anno accademico 1969-70, su iniziativa del prof. Di Guglielmo viene ufficialmente istituita la prima Scuola universitaria, con la denominazione di “Scuola diretta a fini speciali per Tecnici di Radiologia Medica”. Questa Scuola venne impostata con criteri in tutto analoghi a quelli della scuola di Specializzazione per medici e i primi allievi furono appunto per la maggior parte le infermiere e i tecnici dell’Istituto, ma in breve tempo si verificò un forte afflusso di allievi della più varia provenienza. Nei locali seminterrati venne allestita e perfettamente attrezzata un’ampia aula per l’attività didattica e teorica, mentre l’attività pratica veniva sviluppata, con periodiche rotazioni presso tutti i Reparti dell’Istituto, sia di diagnostica che di terapia. La scuola così impostata, seppure con le modificazioni richieste dalla evoluzione giuridica della professione del tecnico di radiologia, è stata attiva fino al 1998, cioè per 28 anni, nei quali si sono diplomati 297 allievi. La successiva evoluzione è stata imponente (si vedano i paragrafi successivi). Assunti nell’organico ospedaliero dell’Istituto, questi nuovi tecnici sono diventati sempre più numerosi. Per guidarli e organizzarli si è delineata la figura di un capo-tecnico. Il primo di questi è stato Carlo Bozzini (per tutti il Carletto) e, quando questi ha raggiunto la pensione, nel 1988 venne nominato Pasquale Latella (per tutti il Gianni) (fig. 31 A, B), che merita di essere ricordato per l’impegno e la mole di lavoro svolto, in un lungo periodo, fino al 2002, prima nell’organico ospedaliero, poi in quello universitario.


 ° La componente universitaria dell’Istituto ha potuto contare prima su uno e poi su due posti in organico ai quali sono state attribuite le funzioni di “Segretaria” (l’iniziativa risale alla direzione del prof. Ratti – circa 1955). Durante la direzione Di Guglielmo il locale accanto alla direzione, originariamente adibito a sala d’attesa, è stato trasformato e impostato come “Segreteria” e ha assunto sempre maggiore importanza. Queste segretarie sono risultate di grande utilità non solo per il buon funzionamento delle due Scuole, ma anche per la intensa collaborazione  alle tante attività svolte presso i vari Reparti (basti ricordare l’enorme quantità di “referti”, di documenti o di lavori scientifici battuti a macchina!). Fra queste spicca il ricordo di Rosetta Sacchi (fig. 32), che, assunta nel 1961, è rimasta –attivissima e insostituibile - fino al 1991, ed è stata una vera “colonna” dell’Istituto. Profondamente religiosa, non essendo sposata, si può dire che in questo lungo periodo ha dedicato tutta la sua vita all’attività dell’Istituto, benvoluta e sinceramente stimata da tutti. Nel 1977 è stata assunta, prima come bidella ma poi con la qualifica di aggregato amministrativo, Giulia Cuzzoni, altro elemento di spicco, essenzialmente dedito alle due Suole (aveva cura dell’aula, del materiale didattico, della biblioteca e seguiva con vero istinto materno gli allievi). Di carattere allegro e vivace, sempre disponibile, è rimasta attiva fino al 1995, quando ha raggiunto la pensione.

 

 

 


        Il secondo periodo della direzione Di Guglielmo (1980-96) è caratterizzato dall’ulteriore accrescimento dell’Istituto , dai cambiamenti rivoluzionari delle tecnologie e dal distacco di alcune Sezioni. Quest’ultimo è stato reso necessario dall’evoluzione della radiologia così imponente che ogni suo settore si è sviluppato tanto da assumere quasi i caratteri di una disciplina a sè stante. D’altro canto lo stesso Ospedale tende ad accrescersi,  espandendosi largamente anche fuori della cinta originale e, infine, i rapporti tra Ospedale e Università cominciano ad essere non più così strettamente perfetti. Per quanto riguarda l’Istituto i dati essenziali possono essere così riassunti:   

Primo apparecchio TC             ° alla fine del 1979 viene acquisito il primo apparecchio di Tomografia Computerizzata (fig.33). Era un apparecchio allora molto moderno e di notevole volume (Somatom 2), il cui funzionamento richiedeva molti accessori e quindi molto spazio. Fu necessaria una decisione importante: tutte le apparecchiature della tradizionale radioterapia vennero spostate dall’Istituto nel padiglione della Terapia con le Alte Energie di recente costruzione, che nel frattempo era stato alquanto ingrandito e ristrutturato. La decisione è stata molto sentita, sofferta e psicologicamente importante perché – pur restando ancora tutto nell’unica gestione centrale – ha inizio praticamente il distacco e l’autonomia della radioterapia dalla radiodiagnostica. Si ha la sensazione cioè che volga al termine l’epoca eroica delradiologo che deve conoscere e saper fare di tutto in tutto ciò che è radiologiae ci si orienti verso le super-specializzazioni, certamente più approfondite e perfezionate, ma con raggio di azione assai più limitato.
            ° i locali così rimasti liberi sono stati completamente ristrutturati e adattati a formare un nuovo e efficiente Reparto di Tomografia Computerizzata (TC), che è entrato in attività all’inizio del 1980, attività che è stata subito intensissima e che ha risvegliato grande entusiasmo. L’apparecchio, tecnologicamente già molto avanzato, ha permesso di affrontare settori allora considerati poco adatti o del tutto incompatibili allo studio con la TC. Fra questi in particolare il cuore e il pericardio (fig. 34), i vasi e alcuni aspetti della patologia addominale e della colonna vertebrale. Anche in questi settori i risultati si dimostrarono subito importanti e permisero progressi di notevole rilievo, spesso con carattere di primato assoluto. Con questo apparecchio vennero effettuati i controlli immediati e a distanza dei primi interventi chirurgici di by-pass coronarici e di trapianti cardiaci (fig. 35A e B) eseguiti a Pavia.
 

  

Fig. 34 – Immagini TC che allora sollevarono grande impressione. – A) voluminoso trombo nel ventricolo sinistro. B) abbondante versamento nel pericardio.

Fig. 35 – Trapianto cardiaco. Esame TC di controllo dopo alcuni mesi. Il cuore nuovo è più piccolo e nel vecchio pericardio lo spazio libero è sostituito da abbondante liquido. Le frecce indicano i punti di innesto del cuore nuovo sulle vecchie strutture.

            ° agli inizi degli anni ’80, mentre si assiste ancora sbigottiti ai grandi progressi  ottenuti con la TC, appare una nuova metodica, in tutto diversa, che sembra aprire nuovi orizzonti e fornire ampie possibilità di diagnosi: la Risonanza Magnetica. La richiesta da parte del nostro Istituto dei fondi (come sempre molto elevati) necessari per l’apparecchiatura e la sua installazione venne formulata e approvata nel 1985. Si trattava di apparecchio dotato di magnete ad alta intensità, anch’esso molto voluminoso, con esigenze tecnologiche  e protezionistiche del tutto nuove e diverse da quelle già in opera, che richiedeva dunque autonomia e ampi spazi. Poiché era ormai impossibile realizzare nuove costruzioni intorno alla palazzina dell’Istituto, venne deciso di costruire un grande padiglione (fig. 36) interamente sotterraneo, situato sotto il piazzale compreso fra l’Istituto, la Clinica Ostetrica e la torre dei nuovi Reparti Speciali, perfettamente e agevolmente collegato con l’intera rete sotterranea di tutto il Policlinico. Le gare d’appalto (protratte fino al 1987) e i lavori per la costruzione richiesero tempi lunghi, così che il nuovo padiglione venne inaugurato ufficialmente, con la partecipazione di tutte le autorità cittadine e religiose, nel 1989.
 

 

            ° questo nuovo padiglione, oltre alla zona operativa, cioè ai locali propri per l’apparecchio (che, dato il peso e il volume. era stato collocato e “calato” dall’alto mediante potenti gru)  (fig. 37), disponeva di un punto di rianimazione per eventuali emergenze, di sale d’attesa, di 2 locali per la refertazione, di 4 locali “studio”, di una sala riunioni molto grande e di una serie di servizi. Questa ricchezza di locali e di spazi, negli anni successivi ha influito notevolmente sull’andamento dell’Istituto. L’attività nel nuovo reparto è iniziata subito e intensissima, nell’entusiasmo generale, con importanti indiscutibili realizzazioni non solo nel campo della neurologia, ma anche in quei settori nei quali le conoscenze della nostra scuola erano già molto avanzate come lo studio morfo-funzionale del cuore  e dei vasi, degli organi dell’alto addome, delle parti molli, della colonna vertebrale e del midollo spinale. Vi fu un momento in  cui sembrava che la nuova metodica dovesse soppiantare perfino la TC.

            ° assai più tranquillo, quasi sommesso, fu invece l’arrivo della terza nuova metodica destinata a cambiare e a sconvolgere l’andamento e la vita stessa dell’Istituto: l’ Ecografia. L’impiego degli ultrasuoni per i più vari scopi è certamente molto precedente. Il primo ecografo, di tipo manuale, venne acquisito dall’Istituto nel 1977, seguito poi da apparecchi “real time”. Le immagini che si ottenevano allora erano primitive, di non facile interpretazione, povere di informazioni e certamente non paragonabili a quelle splendide dell’angiografia che in quell’epoca aveva raggiunto le sue massime possibilità. Questo può spiegare lo scarso interesse destato inizialmente dal nuovo metodo. E’ stato merito soprattutto del prof. Rodolfo Campani che, con la sua forza di carattere e con ammirevole testardaggine, è riuscito a imporre il metodo e a trascinare con se  numerosi giovani allievi. Al termine della direzione Di Guglielmo erano attivi, in due sale, tre apparecchi di ecografia, alcuni dotati di eco-Doppler pulsato e continuo e di color-Doppler. Bisogna comunque riconoscere che in questo periodo l’ecografia ha avuto un ruolo indubbiamente marginale nella intensa attività dell’Istituto, certamente in contrasto  con l’enorme sviluppo che avrebbe avuto negli anni successivi.

            ° il progresso e l’evoluzione tecnica sono invece molto intensi nel settore della TC. Su richiesta e gara d’appalto effettuate nel 1990-91, l’Istituto acquisisce un secondo apparecchio di nuovissima impostazione, la TC-spirale (Somatom plus)(fig. 38) che consente la formazione assai più rapida  e più completa delle immagini e, nella ricchezza delle elaborazioni permette  la realizzazione di immagini multiplanari e soprattutto tridimensionali (fig. 39) destinate a stupire tutto il mondo medico. L’apparecchio viene montato accanto a quello precedente in una sorta di “unità strutturale e funzionale TC”dell’Istituto. A questo scopo venne smantellato il Reparto B, uno dei più classici e “antichi” dell’Istituto, da sempre dedicato allo studio tradizionale dell’apparato digerente. La ristrutturazione dei locali e dei servizi annessi fa sì che la nuova apparecchiatura entri in funzione solo nel 1994.

L’aumento rapido e tanto intenso di queste indagini ha reso indispensabile che il lavoro venisse coordinato e seguito da personale specificamente addetto. In questo senso vi è stato un prezioso acquisto con l’assunzione nell’organico ospedaliero della sig.ra Lucia Nidasio (fig. 39 B) nel 1988 come coadiutore amministrativo, che, perfettamente inserita nella grande famiglia della Radiologia, da allora a tutt’oggi ha sempre svolto serenamente e con la massima efficienza le delicate funzioni di “segretaria dei reparti di TC”. 

Fig. 39A – Immagini TC multiplanari in diverse incidenze. Ottima visibilità dell’albero tracheo-bronchiale e dell’interstizio polmonare.

              ° la digitalizzazione dell’Istituto.  I vantaggi offerti dalla digitalizzazione si vanno imponendo ormai in tutti i settori e assumono particolare importanza nella radiologia, anche la più tradizionale. Nel 1988 viene avanzata la richiesta di un primo blocco di attrezzature per radiodiagnostica interamente digitalizzate. Smantellati alcuni dei precedenti apparecchi, negli spazi così ottenuti vengono ricavati: a) un locale in cui viene collocato un apparecchio telecomandato (Siregraf D2) dotato di generatore ad altissima frequenza e di catena BT-TV ad altissima definizione; b) un locale in cui viene installato un apparecchio uro-radiologico e tomografico con caratteristiche analoghe (Uroskop C2); c) fra i due un terzo più piccolo locale con “centrale di acquisizione, elaborazione e archiviazione digitalizzata (Politron 1000 VR) di tutte le immagini ottenute nelle due diagnostiche. Rileggendo oggi questi dati viene da sorridere, ma certamente questo è stato il primo passo verso la profonda trasformazione di tutto l’Istituto. E’ bene evidente che quella evoluzione continua e inarrestabile che ha caratterizzato la radiologia fin dal suo nascere, sta vivendo un momento di particolare importanza: sono caduti ormai gran parte dei legami che univano alla tradizionale radiologia dei pionieri, mentre si realizzano nuove possibilità e si aprono nuovi orizzonti, che fanno della nuova radiologia una materia tanto vasta e indispensabile, in grado, sotto certi aspetti, di competere e anche di superare alcune delle più classiche e importanti materie della medicina.

            ° Fra gli allievi medici di questo periodo ve ne sono alcuni che hanno avuto un ruolo particolarmente importante soprattutto nella applicazione e nelle realizzazioni delle moderne tecnologie. È  bene ricordare  (fig. 40) Roberto Dore, Andrea Villa, Eugenio Genovese, Dino Agresta, Paolo Pricca, Giuseppe Di Giulio, Fabrizio Calliada, Felicetta Bosoni, Alfredo La Fianza, Mario Alerci, Giulia Meloni, Laura Madonia.-  E ancora, hanno fatto parte dell’organico ufficiale dell’Istituto: Francesco D’Andrea, Carla Villa, Maria Grazia Sommaruga, Giancarlo Barazzoni, Anna Bozzini, Olivia Bottinelli, Paola Caprotti, Enrico Di Maggio, Lorenzo Preda, Ilaria Fulle.

 

 

            E’ forse utile anche il rilievo del fenomeno della “seconda generazione”: è in continuo aumento il numero dei figli di allievi e di ex-allievi della Scuola che si iscrivono alla specializzazione, dimostrando che l’entusiasmo per la disciplina e l’affetto per la Scuola si trasmettono da padre in figlio, accrescendo e rendendo sempre più forte la realtà e la vitalità della Scuola radiologica pavese.

            ° la Radiologia Odontoiatrica. All’inizio degli anni ’80, nell’ambito universitario, l’odonto-stomatologia si distacca dalla facoltà di medicina e costituisce una facoltà autonoma (D.P.R. 28 febbraio 1980), nella quale è previsto un regolare corso di Radiologia Generale e speciale Odontostomatologica. Nel 1982 tale corso viene affidato per incarico al prof. Di Guglielmo, che ne conserverà la direzione fino al 1991. Ciò ha comportato la necessità di dotare l’Istituto di attrezzature adatte, ma in particolare di un apparecchio specifico, che in quel periodo si andava perfezionando e affermando, l’ortopantomografo, che permette la visione panoramica non solo di tutti i denti, ma dell’intera cavità orale e delle ossa del massiccio facciale, del quale sono state acquisite in seguito versioni sempre migliorate (fig. 41), e tutto ciò ha agevolato la ripresa di interesse e l’entusiasmo da parte dei radiologi verso un settore prima assai poco considerato.

 

            ° attività scientifica, didattica e societaria. Le innovazioni tecnologiche in questo periodo   influiscono in maniera determinante sulle possibilità di studio, di ricerca e di realizzazioni della radiologia. Mentre si fa ancora largo impiego delle indagini tradizionali e soprattutto dell’angiografia, considerata indispensabile nella diagnostica di vari settori, quali il cuore, i vasi, il circolo cerebrale e alcuni organi addominali, questi stessi settori possono essere affrontati, esaminati, considerati in modi nuovi e anche del tutto diversi con le nuove metodiche (TC e RM), che inoltre offrono la possibilità di indagare a fondo e di valutare anche alcuni settori prima considerati inaccessibili allo studio radiologico (come ad esempio gli importanti organi dell’addome alto o i tessuti cosiddetti “molli” di tutto l’organismo). I rapporti con tutte le strutture del Policlinico e soprattutto con la Cardiologia (fig. 42),  la Cardiochirurgia (figg. 43, 44) e la Pneumologia divengono sempre più stretti, e la nostra disciplina, con i suoi caratteri basilari tecnologici, tende ad assumere sempre più la configurazione di una materia di tipo clinico. Ciò è documentato dal grandissimo numero di pubblicazioni su riviste nazionali e straniere, di corsi di insegnamento, di partecipazione attiva a congressi e riunioni scientifiche di ogni tipo. E’ facile pensare che tanta attività sia destinata a influire sulla evoluzione e forse a lasciare una impronta  particolarmente in alcuni settori quali l’apparato respiratorio, il cuore e i vasi, la laringe, la colonna vertebrale, la senologia, la odonto-stomatologia.

            Nella produzione scientifica di Di Guglielmo (318 pubblicazioni, delle quali 8 monografie e 4 testi scolastici) figurano alcuni contributi su argomenti collaterali quali: “Il cuore nell’arte”, “Le medaglie dei radiologi”, “I pittori radiologi”.

            ° il prof. Di Guglielmo è nominato presidente della SIRMN (Associazione Italiana di Radiologia Medica e Medicina Nucleare) (1976-80) e successivamente Direttore responsabile della rivista La Radiologia Medica, organo ufficiale dell’Associazione e, come tale, membro del Consiglio Direttivo (1985-2000). Durante la sua direzione sono stati pubblicati 30 volumi della rivista. In tal modo l’Istituto di Pavia è risultato, nei corrispondenti periodi, sede ufficiale della Associazione Nazionale e poi sede di tutta l’attività redazionale della rivista. Si può dunque comprendere come in questo lungo periodo tutto l’Istituto, con la strettissima collaborazione di ogni settore operativo, abbia rivestito un ruolo di primaria importanza nella vita dell’Associazione Italiana Nazionale.

            ° anche i rapporti con l’estero sono molto intensi. Di Guglielmo è stato tra i fondatori e poi il Presidente (1977-1978) della European Association of Cardio-vascular Radiology e successivamente “distinguished Fellow” del CIRSE (Cardiovascular and Interventional  Radiological Society of Europe). Membro  del C.D.  della European Association of University Radiologists. Socio onorario di numerose Associazioni radiologiche straniere. Fra i numerosi riconoscimenti: Medaglia Antoine Beklère della Società francese (Parigi 1980); Medaglia Boris Rajewski della European Association of Radiology (Vienna 1994); Medaglia d’oro dei benemeriti della Radiologia Italiana (SIRM, 1986). Due congressi presieduti e organizzati a Pavia hanno avuto risonanza internazionale: “III Congress of the European Association of Cardiovascular  Radiology” (Firenze 1978), “XXXII Congresso Nazionale della SIRMN” (Milano 1986).

            ° fra gli allievi hanno raggiunto la cattedra universitaria Francesco Paolini a Pavia (Medicina Nucleare, 1980), Rodolfo Campani a Pavia (1993),Gianpaolo Cornalba a Milano (2002). Antonio Nicolato è stato professore associato di Radioterapia e Direttore della Scuola di specializzazione in  Radioterapia  fino al 2002. Carlo Del Favero è stato Segretario (1996-2000) e poi Presidente della SIRM (2000-2002). Eugenio Genovese è stato professore associato presso l’Università Insubria di Varese (2001 -2013)  e poi professore incaricato presso l’Università di Cagliari. Fabrizio Calliada a Pavia dal 2001 svolge le funzioni apicali con l’insegnamento per incarico della Radiologia e la direzione dell’Istituto e delle Scuole di Specializzazione per medici e di quella per tecnici di radiologia.

            Nella carriera ospedaliera è doveroso ricordare che P.G. Garbagna, in tanti anni di intensissima attività assistenziale, ma anche scientifica e didattica, ha saputo creare a Milano un  centro particolarmente vivace e intenso di affermazione e diffusione della Scuola pavese.

 

            ° autonomia e distacco di alcuni settori. Come si è già detto e come appare evidente dai paragrafi precedenti, la radiologia è evoluta e si è enormemente accresciuta con continui cambiamenti e nuove esigenze in ogni settore e da parte di una struttura ospedaliera fortemente ingrandita e con Servizi (cliniche e primariati) sempre più specializzati. L’unitarietà della radiologia è diventata difficile e spesso impossibile, ciò che ha condotto a riconoscere la necessità di una maggiore autonomia di alcuni settori, autonomia che – nell’ambito di un orientamento generale di tutto il policlinico -  si è trasformata in Servizi Ospedalieri, a guida primariale e quindi nel distacco dall’Istituto Centrale di Radiologia. In realtà, trattandosi per lo più di strutture e soprattutto di personale medico e paramedico già facenti parte dell’Istituto, con il quale hanno conservato a lungo strettissimi legami, sarebbe più opportuno parlare di “filiazioni dell’Istituto. Per completezza ricorderemo molto brevemente i settori che così sono stati resi autonomi.

La Radioterapia – Si tratta ormai di una vera e propria disciplina a se stante, molto complessa e impegnativa, che richiede attrezzature costose e specificamente dedicate e, soprattutto, personale specificamente specializzato. Dopo numerosi tentativi di conservare l’unitarietà della radiologia, della quale la radioterapia era proprio uno dei punti di maggiore orgoglio e di maggiore impegno medico, convinti ormai che un buon “radiodiagnosta” non possa essere allo stesso tempo anche un altrettanto buon “radioterapista” , si è giunti all’istituzione ufficiale, nel 1984, di un Servizio ospedaliero di Radioterapia, e quindi di un primariato di radioterapia, del tutto autonomo dall’Istituto di radiologia. Dopo regolare concorso, nello stesso 1984, il primariato venne assegnato al dott. Carlo Jucker, proveniente dall’ospedale di Ravenna, ma di scuola francamente pavese. Vicende analoghe si sono verificate per la Scuola di Specializzazione, nella quale i reiterati tentativi di conservare l’unitarietà sono risultati inutili e quindi è stata creata la Scuola di specializzazione in Radioterapia, la cui direzione è stata affidata al prof. Antonio Nicolato (fig 45), aiuto dell’Istituto e professore associato dell’Università di Pavia, che ha conservato questo incarico con grande prestigio fino al 2002.

Nel 1988, per motivi personali, Jucker lascia Pavia e al primariato gli è succeduto il dott. Pietro Franchini, che ne ha conservato la direzione fino al 2007. Durante questo periodo il padiglione della Radioterapia è stato più volte ristrutturato e notevolmente ingrandito, inizialmente (1991) con la sopraelevazione di un  piano e successivamente (1996) con la costruzione di un nuovo bunker interrato, situato a nord, molto ampio e arricchito di nuove importanti attrezzature. Al dott. Franchini è succeduto per incarico il dott. Franco Corbella, che nel 2009 ha ottenuto la direzione con il titolo ufficiale – che conserva tuttora - di Direttore di Struttura complessa di Radioterapia Oncologica. Attualmente la direzione della Scuola di Specializzazione è stata affidata al prof. Fabrizio Calliada, Direttore dell’Istituto di Radiologia.

La Medicina Nucleare – L’evoluzione di questa disciplina a Pavia ha risentito del suo movimentato andamento in campo nazionale. Nel 1955 venne inclusa ufficialmente fra le materie del gruppo radiologico e all’acronimo della Società di Radiologia (SIRM) venne aggiunta una N, proprio a indicare la presenza (relativamente autonoma) della medicina nucleare. Ma negli anni successivi questo concetto di autonomia si è andato progressivamente accentuando: nell’ambito della stessa SIRMN venne creata una “sezione di Medicina Nucleare” e successivamente una “sezione autonoma”. Infine, nel 1991, venne ufficialmente definito il distacco dalla Radiologia, e la Sezione andò a confluire con una preesistente Società di Radiobiologia e Medicina Nucleare, per formare un’unica Associazione Italiana di Medicina Nucleare: AIMN. Da allora l’acronimo della Società radiologica è tornato alla sua formula iniziale: SIRM.

A Pavia, come già detto, il servizio, ufficialmente incluso nell’attività dell’Istituto, con sede staccata presso la Clinica Medica, era stato affidato al prof. Francesco Paolini, aiuto universitario dell’Istituto, che gli aveva dato una forte impronta scientifica e di ricerca. Questi ha conseguito  l’idoneità nazionale di Primario di Radiologia e Fisioterapia (1974) e quella di Primario di Medicina Nucleare (1976). Infine, nel 1980 è risultato vincitore del concorso per la cattedra universitaria di Medicina Nucleare. In questa occasione, poiché era stata recentemente costruita una grande struttura, denominata “padiglione dei Reparti Speciali”, il Policlinico ha ufficialmente istituito un Servizio di Medicina Nucleare a direzione universitaria, in tutto autonomo, che, con attrezzature e materiali completamente rinnovati, venne sistemato in un’ampia area del primo piano. Paolini ha conservato la direzione di questa struttura fino al 2001, quando ha raggiunto la pensione. Tuttavia, negli ultimi anni, per gravi motivi familiari e personali, l’entusiasmo e l’attività inizialmente tanto intensa si sono progressivamente ridotti, tanto che si è sentito il bisogno di un nuovo sostanziale cambiamento. Nel 2006 è stato ufficialmente istituito un Servizio Ospedaliero di Medicina Nucleare, inserito nel Dipartimento Oncoematologico, localizzato nella stessa sede, la cui direzione con la nomina a “Direttore di struttura” è stata affidata al prof. Carlo Aprile, (già attivo a Pavia e professore universitario a contratto di medicina nucleare dal 1988 presso varie Scuole di specializzazione fra le quali anche quella in Radiologia), servizio che è stato progressivamente rinnovato e dotato delle attrezzature più moderne e aggiornate.

Il Servizio Ospedaliero di Radiodiagnostica. Come si è già detto, il continuo rapido ingrandimento del Policlinico e quindi l’aumento di richieste e di nuove esigenze specialistiche, hanno reso difficile materialmente conservare l’unitarietà di tutta la Radiodiagnostica nel solo Istituto. Così nel 1974 lo stesso Di Guglielmo propose che venisse data maggiore autonomia al Reparto staccato presso la Clinica Ortopedica. L’amministrazione ospedaliera – nel già ricordato ambito di  orientamento generale – decise di creare (1975) un “Servizio di Radiodiagnostica” a direzione ospedaliera, al quale furono annessi anche i reparti staccati presso la Clinica Medica e le costruende Clinica Pediatrica e Malattie infettive. Alla direzione di questa complessa struttura venne nominato primario il prof. Francesco Coucourde (1975-78), già aiuto ospedaliero dell’Istituto, con il quale ha conservato strettissimi rapporti. A lui, su questo primariato si sono succeduti Aldo Schifino (1979-82), Ambrogio Cecchini (1984-98), Andrea Villa (1998-2002), tutti allievi e tra i più importanti esponenti della scuola pavese. Ognuno di essi ha largamente contribuito all’evoluzione e all’aggiornamento continuo della radiologia, soprattutto nei settori specialistici indicati. Ad esempio A. Cecchini ha particolarmente contribuito allo sviluppo del settore neurologico, mentre dell’attività pediatrica è stato particolarmente responsabile e affezionato cultore Giampiero Beluffi, mentre per la patologia ortopedica è bene ricordare Paolo Pricca.  Si può anche sottolineare come in tanti anni non vi sia mai stato alcun disaccordo o antitesi con l’Istituto centrale di radiologia e che anzi la collaborazione sia sempre stata molto intensa non solo nell’attività pratica ma anche nella didattica presso le Scuole di specializzazione per medici e per tecnici.

 Nel 2002 viene chiamato a dirigere il primariato il dott.  Federico Zappoli Thryon, laureato a  Bologna, che successivamente , nell’ambito della radiologia generale, ha sempre seguito l’indirizzo specialistico della Neuroradiologia presso gli ospedali Bellaria di Bologna, Careggi di Firenze, Regionale di Udine e infine l’Istituto Neurologico C. Mondino di Pavia.

 

 


Fig. 46 - Prof. Rodolfo Campani

Nel 1991-92, con il “fuori-ruolo” del prof. Di Guglielmo, l’insegnamento della Radiologia e della Odontostomatologia (Facoltà di Odontoiatria) e le funzioni apicali assistenziali dell’Istituto vengono affidati per incarico al prof. Rodolfo Campani (fig. 46), allievo di Di Guglielmo, già aiuto universitario dell’Istituto e già incaricato di un corso di Radiologia II presso l’Università di Pavia.  Vincitore di concorso per la Cattedra Universitaria, nel 1993 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Radiologia e a dirigere l’Istituto di Radiologia. Nel 1996-97 Direttore della Scuola di Specializzazione in Radiologia e di quella per Tecnici di Radiologia. Personalità di rilievo, molto attivo e ricco di iniziative, ha saputo non solo continuare l’opera del prof. Di Guglielmo (del quale era stato sempre uno dei più stretti collaboratori), ma realizzare anche alcune innovazioni importanti, che possono essere riassunte in breve:

            ° creazione, all’ingresso dell’Istituto, di un ufficio comunicante attraverso  ampio finestrone, con l’atrio, in modo che tutte  le attività di carattere amministrativo si potessero svolgere dall’esterno, senza intralciare all’interno l’attività già notevolmente convulsa dell’Istituto. Una volta poste in atto, all’ingresso e all’uscita posteriore, le pareti e le porte metalliche richieste di legge dalle “misure anti-incendio” ha conservato l’elegante portale di ingresso tradizionale, con notevole vantaggio non solo per l’estetica ma soprattutto per l’attività dei primi reparti di diagnostica;

 

         ° acquisizione di una nuova apparecchiatura completa e modernissima per angiografia e cardio-angiografia, che, con le opportune ristrutturazioni, è stata sistemata in fondo al corridoio centrale, al posto di due locali prima destinati alla tomografia pluridirezionale e alla refertazione. In questo momento dunque l’angiografia dispone presso l’Istituto di tre Reparti completi, perfettamente aggiornati, già digitalizzati e adatti ad ogni manovra, anche di tipo interventistico. Ma è proprio in questa fase che inizia a farsi strada il convincimento che, con la rapida e sbalorditiva evoluzione delle nuove metodiche cosiddette “pan-esploranti” (TC, RM, Ecografia) cominci il tramonto del periodo glorioso e di dominio assoluto dell’angiografia, il cui impiego si va riducendo  progressivamente, fino a essere limitato alla casistica particolarmente complessa e complicata e, soprattutto al nuovo settore – che va sempre più affermandosi – della “Radiologia interventistica”;

        ° consapevole dell’importanza dell’ecografia (fig. 47), ha compiuto ogni sforzo per portare anche questa disciplina agli stessi livelli tanto elevati già raggiunti nell’Istituto con le altre nuove metodiche (quali TC e RM). Tali sforzi si sono concretizzati nella ristrutturazione di alcuni locali e nell’acquisto di attrezzature nuove e sempre più perfezionate, che hanno permesso studi e indagini anche di carattere sperimentale molto avanzato, soprattutto nei campi del color-Doppler e dell’impiego dei mezzi di contrasto. Nella intensa attività didattica ha organizzato corsi di addestramento e tenuto molte lezioni in Italia e all’estero dedicati ai vari aspetti tecnici e alle applicazioni cliniche dell’ecografia nei più vari settori, con particolare riferimento allo studio delle parti molli. Infatti è stato tra i fondatori e poi presidente (1991- 95) della Sezione dei Tessuti Molli della SIRM. Successivamente è stato Presidente della Sezione di Ecografia della SIRM (1996-2000) e, dal 2000 Presidente del Gruppo Regionale Lombardia. Ha creato una corrente di giovani che si sono appassionati alla nuova metodica, corrente che nel futuro si svilupperà ampiamente con risultati veramente brillanti. Nel complesso si può dire che con Campani ha inizio l’era dell’ecografia nell’Istituto e nella Scuola radiologica pavese.

            ° ha intensi rapporti con l’estero e la buona conoscenza di più lingue gli permette di stabilire contatti e attività di collaborazione con varie società radiologiche straniere. Inoltre nel 1984 viene nominato Segretario alla redazione della rivista La Radiologia Medica, organo ufficiale della SIRM, compito che lo assorbe profondamente e al quale si dedica  con vero entusiasmo, compiendo ogni sforzo per perfezionare e rendere sempre più a carattere internazionale la nostra rivista. Ha conservato questo incarico, con vero prestigio, fino al 2000. Ha fatto parte del Comitato redazionale della rivista European Radiology, Springer Verlag, Berlino.

         ° fra i medici entrati nell’organico dell’Istituto durante la direzione Campani è doveroso ricordare  (fig. 48) Ferdinando Draghi, Davide Coscia, Mario Canepari, Luigi Sammarchi, Marco Solcia, Marco Caprotti, Dario Pallavicini;

            ° per quanto riguarda la Scuola di Specializzazione in Radiologia, si può dire che non vi sono modificazioni significative in questo periodo. Ciò che cambia invece molto profondamente è la Scuola per Tecnici. Nel 1990, come provvedimento a carattere nazionale, viene istituito il Diploma universitario. A Pavia questo viene realizzato nel 1996, con DM 24 luglio 1996 e dunque i primi “diplomati” si sono avuti nell’ottobre 1999. Ma, nello stesso anno, con DM n. 509 del 3 novembre 1999, viene realizzata la “riforma 3+2”, cioè la laurea triennale più due anni di laurea Magistrale. Cambia tutta l’impostazione dell’insegnamento; l’evoluzione e l’afflusso di allievi sono stati imponenti (si veda paragrafo succ.).

            ° un nuovo “distacco” di notevole importanza. Durante questi anni le due Sezioni e gli Istituti di Cardiologia e di Cardio-Chirurgia, definitivamente sistemati nel padiglione dei Reparti Speciali, con concezioni moderne e ricchezza di spazi, di mezzi e di personale, si sono fortemente sviluppate. L’attività, che in questo settore coinvolge gran parte del Policlinico S. Matteo, diventa sempre più intensa e impegnativa, si realizzano traguardi innovativi e di livello internazionale. Si rende sempre più impellente la necessità di disporre localmente di attrezzature anche radiologiche, destinate soltanto agli esami cardiologici, disponibili in ogni momento e gestite dagli stessi cardiologi, che in tanti anni di attività, avevano raggiunto competenze specifiche e molti dei quali avevano anche realizzato la “specializzazione” in radiologia. Viene dunque istituita una “Unità….” , dotata delle attrezzature più moderne, perfettamente rispondenti alle nuove esigenze.  Così, a partire dal      si interrompe la originaria convivenza e stretta collaborazione con l’Istituto di Radiologia e tutti gli esami di cardioangiografia (e soprattutto le angiografie coronariche) vengono eseguite nella nuova sede.

 


 

Fig. 49 – Prof. Fabrizio Calliada

Alla fine del 2001 il prof. Campani, per motivi strettamente personali, lascia la direzione dell’Istituto e delle Scuole e lo stesso Policlinico S. Matteo. Le funzioni apicali, così rimaste vacanti, vengono affidate, a partire dalla fine del 2001, al prof. Fabrizio Calliada (fig. 49), originario di Lodi, formatosi alla scuola pavese, che, dopo un periodo di attività presso l’Ospedale di Lodi, era da poco entrato nell’organico dell’Istituto pavese con la qualifica universitaria di Professore Associato.  

Dunque ancora un momento delicato e difficile che si verifica proprio mentre l’affermazione delle nuove metodiche assume un aspetto tanto prorompente e dominante da dare la sensazione di un completo sconvolgimento della nostra disciplina e di tutta la diagnostica  basata sulle immagini. Ma tutte queste difficoltà vengono affrontate tanto serenamente e con criteri intelligenti dal nuovo Direttore, che si ha anzi l’impressione che abbia voluto e saputo sfruttarle per realizzare un profondo e radicale cambiamento di ogni settore dell’Istituto la cui impostazione, necessariamente, è ormai molto lontana da quella tradizionale data dai primi grandi Maestri (Balli, Ratti) che per tanto tempo è sembrata difficilmente modificabile.

I punti essenziali di questi cambiamenti possono essere riassunti secondo la traccia schematica finora seguita, anche se siamo convinti che, perfino mentre scriviamo, l’evoluzione sia continua e che più aspetti saranno in breve superati e richiederanno un nuovo aggiornamento.  Ma questa è proprio una delle caratteristiche più affascinanti della nostra disciplina! E d’altro canto, proprio per questo rapido e tumultuoso sovrapporsi di tante cose, riteniamo utile, anzi indispensabile, fissare almeno una traccia di quanto è stato fatto, traccia che possa aiutare in futuro a comprendere e interpretare correttamente modi e tempi di questa evoluzione e dei cambiamenti anche radicali che essa ha comportato. 

 

 ° sviluppo e potenziamento dell’ecografia.  Tutto l’ultimo corridoio (quello che conduce all’uscita posteriore) (fig.50) e i locali che vi afferiscono sono stati completamente ristrutturati. Già l’ingresso, con il posizionamento di un portale, dà la sensazione di entrare non in un corridoio, ma in qualche cosa di più definito, come può essere un ampio Reparto. L’abbassamento dei soffitti e il cambiamento dei colori alle pareti, il rinnovamento di ogni struttura rinforzano questa sensazione. La ristrutturazione dei locali ha permesso di ricavare ben 4 Sale dedicate esclusivamente alla diagnostica ecografica. Inoltre si sono ricavati un locale per la refertazione e tre Studi per Medici. Della parte vecchia rimangono soltanto il locale della Caposala e la biblioteca (ma  quest’ultima, con l’ingresso dei computer seppur dedicati alla lettura delle riviste ormai, purtroppo, solo virtuali ha perso gran parte del suo fascino!). Nelle sale di diagnostica,  durante questi anni, si sono succedute molte ottime attrezzature per ecografia (fig. 51), sempre più perfezionate, idonee non solo per la diagnostica ma anche per la sperimentazione, la ricerca e la didattica, ciò che spiega l’interesse risvegliato soprattutto  nelle classi più giovani di allievi. Le immagini sono ormai splendide (fig. 52 A-D) e d’altro canto gli ottimi risultati spiegano l’intensissima attività che anima questo che, dunque possiamo chiamare Reparto di Ecografia, attualmente uno dei punti più “vitali” dell’Istituto.

  Fig. 50 – Reparto di ecografia,  nuova strutturazione.  Fig. 51 - Una sala di diagnostica ecografica.
 

    
 Fig. 52 – Immagini ecografiche. Belle dimostrazioni A) del fegato e del circolo sovraepatico, B) della cistifellea, C) del rene, D) per mezzo del color-Doppler, dell’aorta e dell’arteria renale .

 ° potenziamento della Tomografia Computerizzata. Come si è già detto il nuovo apparecchio Somatom plus (TC spirale), di impostazione completamente diversa da quello precedente, è entrato in funzione nel 1994 con ottimi risultati. La sua sistemazione aveva richiesto lo smantellamento di uno dei reparti di radiologia tradizionale e angiografica. Ma l’evoluzione della tecnologia TC è stata  ancora rapida e imponente, e ha condotto alla realizzazione di apparecchi denominati TCmd (multidetettori), che permettono non solo di eseguire l’esame in tempi brevissimi, ma che forniscono tante immagini che possono essere elaborate nei modi più incredibili e addirittura sbalorditivi. E’ stata dunque richiesta e ottenuta la sostituzione del primo e più vecchio apparecchio, al posto del quale è stato assegnato un apparecchio TCmultidetettori con 16 slices (Somatom sensation 16). La sua installazione ha richiesto solo modeste modificazioni dei locali, in modo che è entrato rapidamente in funzione il 20-05- 2003, risvegliando vivissimo interesse.

   Ma nello stesso tempo è stata richiesta la sostituzione anche della TC spirale con un apparecchio della nuova generazione. Si è ottenuto quanto di meglio fosse possibile in quel momento: una completa attrezzatura TC multidetettori con 64 slices (Somatom definition) dotata di doppio tubo radiogeno (fig. 53). Questo ha comportato la necessità di un nuovo totale rifacimento della parte centrale dell’Istituto: le Sale per angiografia, ormai invecchiate e usate sempre meno frequentemente, insieme ad altri locali della radiologia tradizionale, sono state completamente smantellate e ricostruite in modo adatto alle nuove attrezzature: un ampio locale per l’apparecchio, con contiguo locale “comandi”, sala di preparazione del paziente e per le eventuali emergenze, ampio locale per la lettura e la elaborazione elettronica dei risultati, una moderna segreteria-archivio. Questo complesso, entrato in attività pratica il 15-05-2008, è diventato subito un nuovo cuore pulsante per l’Istituto e si è imposto per la ricchezza dei risultati ottenuti (fig. 54), coinvolgendo gran parte del personale dell’Istituto, sebbene si debba ricordare che nella realizzazione e evoluzione di questo settore con le nuove TC, il maggior contributo spetti, oltre che al prof. Calliada, anche alla pazienza, alla tenacia e alle iniziative del dott. Roberto Dore, autore di una bella monografia dedicata proprio a questo argomento (fig. 55).  Fig. 53 – Apparecchio di Tomografia Computerizzata multidetettori, 64 slices.
  

  

 Fig. 54 – Immagini TC MD A, B) dell’addome, dopo somministrazione di mezzo di contrasto. Buona visibilità degli organi dell’alto addome, dell’aorta e delle anse intestinali, C) ricostruzione tridimensionale del cuore e dei grandi vasi.

 

Fig. 55 – A) Dott. Roberto Dore; B) la monografia sulla TCMD.

         ° passando attraverso questa parte centrale dell’Istituto viene spesso istintivo di socchiudere gli occhi e di rivedere quanti importanti cambiamenti radicali vi sono stati già realizzati in un periodo di tempo relativamente breve. Fu costruita sotto l’iniziativa del prof. Ratti, che la considerava definitiva e la mostrava con vero orgoglio perché vi aveva sistemato tutta la radio e radium-terapia, e questa allora aveva un’importanza dominante nell’attività radiologica. Ma in seguito la Radioterapia fu spostata e in questi locali si è accresciuta e si è sviluppata  l’angiografia, che per oltre un ventennio è stata la parte dominante  dell’attività dell’Istituto e considerata con meritato orgoglio per i risultati  che vi sono stati conseguiti: qui sono stati definiti con la massima  precisione i quadri radiologici delle arterie e delle vene coronarie, della loro patologia organica e funzionale, qui sono stati controllati e studiati i risultati dei primi interventi chirurgici di by-pass coronarici e di quanto di più moderno si andava sperimentando e realizzando nella terapia chirurgica e medica del cuore e dei vasi (trapianti cardiaci, cuore artificiale, ecc.) compresi i primi tentativi di radiologia interventistica. La situazione era così solida e tanto bene organizzata che nessuno avrebbe mai immaginato che una nuova tecnologia, completamente diversa, la Tomografia Computerizzata, si potesse accrescere e sviluppare tanto prepotentemente, da occupare a sua volta tutta questa parte centrale dell’Istituto, scalzando e riducendo a un ruolo relativamente secondario l’angiografia. Nuovi progressi, nuovi risultati importanti, nuove sbalorditive realizzazioni, è questo settore ora a costituire l’orgoglio dell’Istituto. Ma sarà bene a questo punto fermarsi, e sorridendo riaprire gli occhi: questo  è oggi. Ma domani….?

 Fig. 56 – Apparecchio di Risonanza Magnetica ad alto campo (1,5 Tesla)

 Fig. 57 – Apparecchio di Risonanza magnetica a basso campo (0,25 Tesla)

            ° evoluzione e potenziamento della Risonanza Magnetica. Anche in questo settore i cambiamenti sono stati numerosi e veramente significativi. Il primo apparecchio, che ha già lavorato tanto, viene sostituito con uno nuovo (Magnetom Simphony – 1,5 Tesla) (fig. 56), di impostazione notevolmente più moderna, più maneggevole e più rapido nelle acquisizioni, assai più ricco di possibilità, entrato in funzione il 20-05-2004. Sfruttando più razionalmente gli spazi circostanti, è stato possibile acquisire un secondo nuovo apparecchio, più piccolo e quindi con diverse finalità,  G-Scan con campo magnetico di 0,26 Tesla (fig. 57), entrato in funzione il 22-02-2010, che viene impiegato fondamentalmente per lo studio delle articolazioni, del sistema scheletrico e delle parti molli, e che possiede i vantaggi di essere “aperto” (non è necessario cioè che il paziente venga interamente chiuso nell’apparecchio, evitando così il frequente senso di claustrofobia), ed è particolarmente adatto per lo studio della colonna vertebrale, che può essere esaminata anche nella stazione eretta.
E’ stato sistemato in un locale apposito, dotato di tutti gli accessori, ricavato soprattutto a spese della ex-Sala Riunioni, che era molto ampia ma assai poco utilizzata anche perché in gran parte occupata da un enorme tavolo ligneo. Sfruttando ulteriormente gli spazi ai due lati degli apparecchi, sono stati ricavati nuovi locali per la refertazione, per la preparazione dei pazienti e per le eventuali emergenze. Per comprendere meglio i notevoli cambiamenti effettuati può essere utile il confronto della piantina attuale (fig. 58) con la fig. 32, che riproduce la pianta del  reparto al momento della sua inaugurazione. Infine è stata realizzata una aula, dotata di 40-50 posti a sedere, moderna e molto efficiente, che si è dimostrata particolarmente adatta per le lezioni e le esercitazioni alla Scuola di Specializzazione, che va assumendo via via il significato del “cuore scientifico” dell’Istituto. Nel 2012 questa aula è stata intestata al Prof. Di Guglielmo, cogliendo l’occasione del suo novantesimo compleanno (fig.  59).

 

Fig. 58 – Pianta aggiornata del Reparto di RM, con le numerose modificazioni apportate.            Fig. 59 -  Il Presidente ospedaliero Alessandro Moneta scopre la targa con cui l’aula interna dell’Istituto è dedicata al prof. Di Guglielmo.

° fra i settori di studio viene data subito grande importanza alle indagini di cardio- angiografia. Si rende ancora opportuna la stretta collaborazione con i colleghi cardiologi. Il gruppetto di radiologi e di cardiologi viene guidato dal dott. Arturo  Raisaro (fig. 60), con evidenti, rapidi  vantaggi nelle applicazioni pratiche (fig. 61);

 Fig. 60 – Dott. Arturo Raisaro       

Fig. 61 – Immagini RM. A) il cuore in sequenza Spin-Echo= le cavità cardiache apparentemente vuote; B) lo stesso esame in sequenza Gradient-Echo= il sangue nelle cavità dà   segnale elevato ed è perfettamente visibile;  C)  ricostruzione tridimensionale di tutto l’albero biliare e della cistifellea.

Fig. 62 – Apparecchio di Radiologia tradizionale digitalizzato             ° aggiornamento della Radiologia Tradizionale.  Sembrava che sotto l’ impulso incontenibile e incontrollabile delle nuove tecnologie la parte più tradizionale della Radiologia fosse destinata a scomparire. Ma nella intensa e assai varia attività pratica ciò non si è verificato. Non poche indagini tradizionali conservano la loro importanza, risultano indispensabili e sono ancora largamente richieste: ad esempio gli esami del torace, del cuore, dell’addome, dello scheletro, del massiccio facciale, i controlli post-operatori, ecc. Questo spiega perché anche in questo settore si sono resi necessari significativi aggiornamenti. I primi locali situati a destra, subito dopo l’ingresso nell’Istituto, sono stati opportunamente ristrutturati. E’ stato ricavato un ampio locale nel quale è stato installato un apparecchio di diagnostica generale molto moderno (Eidosrf 439), completo di ogni accessorio, con tavolo ribaltabile (fig. 62) e con annesso comodo e funzionale locale comandi., entrato in attività il 12-06-2012.  E’ bene sottolineare che questi apparecchi digitalizzati possono effettuare ogni tipo di esame tradizionale, compresi quelli angiografici. In tal modo un apparecchio da solo può realizzare tutto o gran parte del  lavoro per il quale prima erano necessari diversi apparecchi (e quindi diversi locali). Dunque, fra i vantaggi che ne derivano risulta evidente anche la opportunità di richiedere minore spazio.

Nella parte ristrutturata, accanto al primo locale già descritto, è stato realizzato un secondo locale, un po’ più piccolo, nel quale è stato sistemato un novo apparecchio per la  Ortopantomografia, dotato anche di strutture adatte allo studio del cranio. In complesso dunque si può dire che attualmente la radiologia tradizionale, pur con notevole riduzione dell’estensione, dispone di quattro locali bene attrezzati, che richiedono anche un minor numero di personale, e che permettono di eseguire, in ogni momento, qualunque tipo di esame richiesto. Il Reparto è dotato di ampia sala d’attesa e di servizi (anche per i disabili).


Imponente sviluppo della senologia.  Le prime realizzazioni nella diagnostica radiologica della patologia del seno presso l’Istituto risalgono al 1974, con un apparecchio (Mammogil) i cui risultati furono però relativamente modesti. Agli inizi degli anni ’80, con l’acquisizione di un nuovo apparecchio mammografico (Mammomat), poco dopo sostituito da un altro ormai perfezionato (Mammomat 2) (fig. 63A), le indagini in questo settore assumono consistenza sempre maggiore e l’importanza pratica dei risultati trascina l’entusiasmo di gran parte del personale dell’Istituto: tra questi, in particolare, di G. Vadalà, R. Campani, M. Lombardi, R. Dore, G. Di Giulio. L’acquisizione delle nuove metodiche (RM, TC, ma soprattutto dell’Ecografia) non riduce il valore, anzi arricchisce, potenzia e completa l’importanza delle indagini mammografiche, che rimangono l’elemento diagnostico fondamentale. Il settore va assumendo così un significato sempre più vasto e complesso, non solo radiologico ma anche clinico; l’attività è così intensa che si fa strada la necessità di un Reparto a sè stante, dotato delle apparecchiature più moderne e di personale particolarmente dedicato. 

 Fig. 63 – Senologia. A) mammografo tradizionale;

Tutto questo viene realizzato nella palazzina Poliambulatori, acquisita dall’Amministrazione ospedaliera, situata nel piazzale di fronte al Policlinico: nel 2003 entra in funzione, come Reparto Staccato dell’Istituto di Radiologia, una struttura completa, interamente dedicata alla S. S  di Diagnostica Senologica, la cui conduzione viene affidata al dott. Giuseppe Di Giulio con la qualifica di “responsabile”, che vi si dedica non solo con la ricca esperienza personale ma anche con vera passione, e la collaborazione della dott.ssa Maria Grazia Sommaruga. E’ previsto però che tutto il personale organico dell’Istituto e soprattutto gli allievi delle Scuole di Specializzazione e del Corso di Laurea per Tecnici di Radiologia ruotino periodicamente anche nel nuovo Reparto per realizzare una buona conoscenza teorica e pratica di questo importante settore.

Il nuovo Reparto dispone di 2 locali con apparecchi mammografici già rinnovati e tutti digitalizzati (fig. 63B), di 2 locali per la diagnostica ecografica, di un ampio locale in cui è sistemato un apparecchio specificamente ideato e realizzato per agevolare e rendere più precisi i “prelievi bioptici”(fig. 63C), di un locale per la preparazione delle pazienti e le eventuali situazioni di emergenza, di una “accettazione-Segreteria” e di 3 Studi Medici.

 Fig. 63 – Senologia. B)  sala di senologia con apparecchio digitalizzato  Fig. 63 C) apparecchiatura particolarmente dedicata ai prelievi bioptici

        ° La trasformazione elettronica e la riproduzione delle immagini. Esiste ancora una Camera chiara?  La quasi scomparsa della tradizionale PELLICOLA RADIOGRAFICA. Il processo di  trasformazione realizzato durante la direzione Calliada riguarda non solo gli apparecchi, ma tutto il complesso dell’Istituto e della sua attività lavorativa. E’, come si è detto, una trasformazione totale, radicale e profonda. Ad esempio, quella Camera oscura che abbiamo descritto e che abbiamo visto trasformarsi gradualmente in Camera chiara, oggi non esiste più. Il locale è stato “inghiottito” nella ristrutturazione per il reparto della TC. Esiste ancora una sorta di Camera chiara dall’altra parte del corridoio, più piccola; ma questa, con le attrezzature che vi sono contenute (fig. 64) ha soltanto la funzione di riprodurre le immagini dei vari esami su dischetto elettronico o, più raramente, su pellicola radiografica.

 Fig. 64 – La nuova Camera Chiara. E così la pellicola radiografica , che è stata sempre un elemento di base nella esecuzione dell’esame radiologico perché su di essa si “formava” direttamente l’immagine radiologica, va perdendo questo significato e oggi appare prevalentemente come forma di “riproduzione” delle immagini, usata sempre meno frequentemente, che tende a scomparire. Questa affermazione, per chi ha vissuto per tanti anni la vita della radiologia, e anche per i medici in genere, abituati ormai a “vedere” le radiografie e non un dischetto non sempre facilmente visualizzabile, ha sapore piuttosto amaro. Eppure non sembra tanto lontano il tempo in cui, ogni sera, una infermiera (quella più colta della altre), si sedeva al negativoscopio e scriveva a mano, su ogni radiografia, con bella calligrafia un po’ obliqua verso destra, nome e cognome del paziente e la data dell’esame!  Il negativoscopio! Ecco un altro sovvertimento inatteso. Fino a ieri era considerato indispensabile per “vedere bene” e analizzare attentamente le immagini; ve ne erano moltissimi, in ogni locale dell’Istituto. Eravamo arrivati a quelli multipli e automatici, nei quali, con comando a pedale, da sei a otto grandi schermi illuminati ruotavano, in modo che su di essi potesse essere esposto tutto il materiale della giornata di un intero reparto, pronto per la revisione serale. Ebbene, tutto questo, in breve tempo è diventato inutile e tende a scomparire, sostituito dagli schermi dei computers, sui quali le immagini vengono rapidamente e agevolmente richiamate e riprodotte con alta definizione, e possono essere analizzate staticamente oppure in rapida successione con la sensazione del movimento vitale, ingrandite o a dettaglio, sotto ogni incidenza, facilmente elaborabili, misurabili e confrontabili.

     ° Il personale medico nell’organico dell’Istituto – Accanto a medici già affermati e presenti da tempo con personalità forti e ben definite (R. Dore, M. Canepari, F. Draghi, G. Di Giulio, F. Bosoni, A. La Fianza,  D.R. Coscia, G. Meloni – si vedano le figg. 40 e 48), sono stati inseriti elementi giovani, espressione delle nuove generazioni, ricchi di entusiasmo, perfettamente preparati, quasi totalmente formatisi alla scuola pavese, con forte aumento della componente femminile. Precisamente: Alessandro Vercelli, Emilio Bassi, Francesca Berton, Anna Gallotti, Chiara Pagani, Maria Grazia Sala, Adele Valentini, Michela Zacchino (fig. 65). Alcuni di questi hanno già una forte impostazione scientifica ben definita, che permette il loro coinvolgimento non solo nell’attività pratica, ma anche nelle funzioni organizzativa e didattica. Per chi segua l’attività lavorativa, sempre molto intensa, è facile rilevare come, proprio per l’impostazione del lavoro e per il carattere stesso del Direttore Calliada, si vadano ricomponendo – seppure in chiave diversa e certamente più moderna, ma sostanzialmente simili -  quei rapporti di amicizia e di grande famiglia già descritti in precedenza.

Fig. 65 – I medici inseriti nell’organico durante la direzione Calliada: A. Vercelli, E. Bassi, F. Berton, A. Gallotti, C. Pagani,  A. Valentini, M. Zacchino A. Azzaretti e G. Rodolico.

      ° Fra gli allievi della Scuola che,  pur non essendo entrati nell’organico del personale, meritano di essere ricordati per l’intensità con cui hanno seguito la vita e gli eventi dell’Istituto, sono Massimiliano Lava (coautore di queste note) e Adriana Villa (coautrice del volume pubblicato dall’Istituto per gli studenti di Medicina) (Fig. 66)

     

Fig. 66 - M. Lava, A. Villa, Il testo di Radiologia destinato agli studenti e ai medici di base.

      ° La Scuola di Specializzazione in Radiologia -  Secondo i canoni ormai ben codificati, l’attività presso questa Scuola è continuata molto intensa. La durata dei corsi, a partire dal 2009, è stata portata da 4 a 5 anni. Tutta l’impostazione dell’insegnamento è progressivamente e sostanzialmente cambiata: dalla iniziale profonda conoscenza della sola radiologia tradizionale (che conserva una sua importanza) il giovane allievo di questo periodo deve essere condotto a conoscere, a gestire e a interpretare tutto ciò che riguarda le nuove metodiche, che sono numerose e così diverse fra loro. In questo periodo veramente delicato deve riuscire a formarsi, al di sopra di ogni orientamento personale e di ogni considerazione di dettaglio, quel “senso clinico generale”, sempre invocato dai grandi Maestri ma oggi più che mai indispensabile, che gli permetta di utilizzare nel tempo, nel modo e nelle caratteristiche più opportune tutto ciò che gli offre la grande radiologia di oggi, in modo da poter inquadrare correttamente le problematiche diagnostiche e anche l’evoluzione terapeutica del paziente.   

Si può calcolare che dalla fondazione della Scuola a tutt’oggi si sono diplomati oltre 800 allievi, ormai attivi e disseminati in tutta Italia e anche all’estero. Si può sottolineare anche il fenomeno della “seconda generazione”: sono davvero numerosi i figli di questi allievi che hanno scelto e si sono iscritti alla Scuola di specializzazione di Pavia, affascinati dall’entusiasmo paterno.

       ° La “moltiplicazione” dei Tecnici. Come si è visto, con i dispositivi di legge entrati in vigore nel 1999, i corsi di insegnamento per tecnico di radiologia medica hanno assunto il significato di un vero e proprio “Corso di Laurea in Tecniche di Radiologia Medica, per Immagini e Radioterapia”. In quanto tale, la sua gestione generale rientra nelle attività dell’Università, mentre l’insegnamento delle materie specifiche fa ancora capo all’Istituto di Radiologia e la direzione ne è stata affidata al prof. Calliada.

Si può subito rilevare che, mentre i posti per la iscrizione alla Scuola di Specializzazione per medici, non sono mai aumentati, anzi tendono alla progressiva riduzione, nella iscrizione al nuovo Diploma di Laurea sono previsti ben 40 allievi per ciascun anno (dunque complessivamente 120 posti – si consideri che in precedenza alla Scuola erano ammesse non più di 10 iscrizioni per anno). Cioè si è verificato un afflusso improvviso e veramente imponente.  Fig. 67 – Tecnici dell’organico universitario. Da sinistra: Cinzia Boiocchi, Monica Da Prati, Bianca Scovenna, Carmela Baluce, Daniela Daccò. Dietro: Luigi Cei, Daniele Truden.Ne sono derivate notevoli difficoltà organizzative legate non solo a questi grandi (anzi grandissimi !) numeri, ma anche al fatto che l’insegnamento di alcune materie (particolarmente del primo anno) deve essere svolto insieme con gli allievi iscritti ad altri corsi. E d’altro canto anche per il fondamentale insegnamento pratico, vi è una evidente sproporzione con le strutture radiologiche attive presso il Policlinico pavese. Ma ancora una volta la grande pazienza e la diplomazia del prof. Calliada hanno permesso di affrontare e superare gradualmente queste difficoltà (attualmente il numero delle iscrizioni non supera i 30 per anno). In questo ha potuto valersi anche della collaborazione di un gruppo di Tecnici già esistenti nell’organico universitario dell’Istituto (fig. 67), ai quali sono state date le funzioni del “tutor” (previste nella legge) e soprattutto di Luigi Cei (fig.68), già Tecnico universitario di radiologia, che, nel 2005-06 ha conseguito fra i primi la Laurea Specialistica in “Scienze delle Professioni Sanitarie Tecniche Diagnostiche” e che dal 2001 ha svolto le mansioni di “coordinatore degli allievi, dei tutors e di tutto il personale del Corso di Laurea “ presso l’Istituto di Radiologia, funzioni alle quali si è dedicato con vera passione, svolgendo anche attività didattica e scientifica (23 pubblicazioni fra le quali alcuni volumi,  organizzazione di Corsi e congressi, lezioni ai Corsi di Laurea per TSRM di altre università). Amante dell’arte, si è dedicato con vero successo alla pittura. Nel 2013 collocato in pensione.

  Fig. 68 – Luigi Cei      Fig. 69 – Daniele Travaini

Come si è detto, vi è stato un imponente aumento numerico. Ne ha risentito  anche l’organico ufficiale dei tecnici ospedalieri. Attualmente (2014) sono 28. Naturalmente non possiamo qui ricordarli tutti. Tuttavia fra i tanti una personalità si è andata imponendo e merita di essere segnalata: quella di Daniele Travaini (fig. 69 ), iscritto alla Scuola nel 1990, assunto nell’organico ospedaliero nel 1994, ha raggiunto tra i primissimi il Diploma di laurea completo (3+2) e dal 2002 svolge le funzioni di “capotecnico” e poi, dal 2004, quelle di “coordinatore” dei corsi. Attivissimo, sempre gentile e educato, sempre presente, si è profondamente affezionato all’Istituto, del quale conosce non solo gli apparecchi ma anche ogni singolo dettaglio in ogni settore. Insomma è diventato una personalità  alla quale rivolgersi per ogni problema e della quale non si può più fare a meno. Fig 70 - Barbara Bronzini
Nel vederlo correre continuamente di qua e di là e osservando la stima e il rispetto con cui lo trattano i colleghi tecnici e tutti i medici, si ha l’impressione di rivivere la tradizione dei primi mitici Tecnici dell’Istituto, come Banchieri, Broglia…! Accanto a lui va ricordata un’altra personalità, diventata ormai indispensabile per l’Istituto, quella di Barbara Bronzini(fig. 70 ), entrata nell’organico nel 2000, già nominata e con funzioni di “caposala”, che rappresenta certamente un “perno” molto solido per la serenità e il buon funzionamento del personale attivo presso l’Istituto.

° La Radiologia in Odontoiatria  - Nel 2012 l'insegnamento della radiologia nel corso di laurea in Odontostomatologia è stato affidato per incarico al Dott. Alessandro Vercelli (fig. ..) che si è dedicato con grande entusiasmo a questo settore, stringendo stretti rapporti con i colleghi clinici e applicando nella pratica e nelle ricerche scientifiche la sua profonda conoscenza della moderna radiologia.

° La Segreteria e le nuove segretarie – Il pensionamento della Rosetta Sacchi aveva lasciato un vuoto profondo, apparentemente incolmabile. Ma nel 1991 è stata inserita nell’organico universitario Angela Zaini (fig. 71) e nel 1994 – sempre nell’organico universitario – è stata assunta Daniela Nidasio. Sono elementi giovani, di impostazione moderna e proiettata verso il futuro, ricche di entusiasmo e di buona volontà, che dunque hanno contribuito in maniera significativa al profondo cambiamento e alla evoluzione anche di questo settore di importanza non secondaria nella vita dell’Istituto. I cambiamenti dello stesso locale destinaFig. 71 – Le Segretarie universitarie Angela Zaini e Daniela Nidasio.to alla segreteria possono essere indicativi. Nato come sala d’attesa (un tavolinetto centrale molto smilzo e sei scomode seggioline in stile “900”), durante la direzione Di Guglielmo vi veniva raccolto essenzialmente il materiale d’ufficio riguardante l’Istituto, ma anche quello riguardante la SIRM (allora la Società Italiana non possedeva ancora una sede fissa e la sua segreteria era dunque legata alla presidenza). Come dimenticare quei tre grandi “contenitori” metallici che mostravamo con vero orgoglio, nei quali si accumulava di giorno in giorno il più vario materiale – dai documenti più delicati, importanti e “storici” al materiale corrente di tutti i giorni -  proveniente da tutta Italia!. E a questo si è aggiunto tutto il materiale editoriale della Radiologia Medica, materiale sempre più abbondante e sempre più difficile da tenere in ordine, almeno secondo alcuni principi generali. In seguito è stato merito di Rodolfo Campani (allora anche Segretario della Radiologia Medica) di avere affrontato i tanti problemi di questo locale e, con la preziosa collaborazione di Cristina Provasi (allora molto attiva con funzioni di tecnico SMR evolute sempre più verso quelle di segretaria) di averlo completamente ristrutturato nel mobilio e nelle attrezzature, rendendolo notevolmente più funzionale e con il significato di una moderna Segreteria. Questa svolta si è completata con la direzione Calliada e con l’opera della Angela e della Daniela. Ormai l’impostazione elettronica è dominante. Vi si trovano le attrezzature più raffinate e sempre più aggiornate. I grandi raccoglitori metallici sono ormai un ricordo, sostituiti da mobili da ufficio estremamente razionali, così che i dati vi sono raccolti e conservati in modo più preciso, più rapido e più semplice e completo, certamente molto meno ingombrante. Sta di fatto che oggi chi entra in questo locale sa che verrà accolto da un sorriso e da parole gentili e, soprattutto, che il problema per cui è venuto, almeno nella maggioranza dei casi, alla sua uscita sarà già stato risolto.  

Fig. 72 – Sala con apparecchiature MOC. Innovazioni -   Ambulatorio MOC- Essendo stata acquisita un’attrezzatura completa per le indagini MOC, è stato allestito un piccolo, attivo reparto dedicato ambulatoriamente a queste indagini, sfruttando essenzialmente locali precedentemente destinati a sale di attesa. Il reparto dispone di un locale con le attrezzature (Fig. 72), e di uno studio medici-archivio. E’ gestito da personale medico  della Reumatologia (nell’organico ospedaliero del Policlinico) e da personale tecnico  dell’Istituto. Direttore della struttura è il prof. Fabrizio Callida.

 

 

 

° Perché non si vedano più i lettini lungo le pareti dei corridoiFig. 73 – Pianta dell’Istituto di Radiologia allo stato attuale (2014).Non pochi dei pazienti esaminati presso l’Istituto vengono condotti su lettino o su carrozzina. Data la assoluta mancanza di spazi, per tanto tempo, in attesa che l’esame venisse eseguito o – a esame eseguito – in attesa che il paziente potesse essere ricondotto al Reparto, i lettini e le carrozzine, con relativi pazienti, venivano appoggiati lungo le pareti dei corridoi. Oltre al disagio materiale, era certamente uno spettacolo non bello, carico di tristezza e di sofferenza, e soprattutto una grave mancanza nei confronti della “privacy” del paziente sofferente. Bene, l’impostazione elettronica di tutto l’Istituto ha determinato – come si è già visto – moltissimi grandi progressi. Fra questi possiamo anche ricordare il migliore e più razionale sfruttamento degli spazi, così che alcuni locali incredibilmente sono rimasti vuoti o poco utilizzati. Il più ampio di questi (l’antico e glorioso Reparto A, dove si facevano tutti gli esami del torace) è stato liberato delle infrastrutture interne e di tutto ciò che conteneva, rimesso in ordine e verniciato con morbida tinta accogliente. Così da qualche tempo ormai i pazienti in attesa su lettino o su carrozzina vengono condotti in questo ampio locale, dove non sono esposti ai continui passaggi e dove possono essere accuditi dal personale o, se necessario, anche dai parenti. I corridoi hanno ripreso l’aspetto originale e sembrano più ampi e certamente più ordinati. In breve, è stato realizzato quello che fino a ieri sembrava solo un sogno. 

            

 

 

Abbiamo tentato di descrivere e di riassumere i tanti, continui e profondi cambiamenti subiti dall’Istituto di Radiologia del Policlinico pavese da quando è stato fondato (1925) a oggi (2014), cioè in un  periodo di meno di 90 anni. Pensiamo ancora che possa essere esplicativo mostrare la pianta di come è attualmente l’Istituto (fig. 73) per poterla confrontare con quelle precedenti così da documentare come, attraverso i tanti cambiamenti, nell’Istituto si sia verificata una continua evoluzione, ricca di vitalità, di realizzazioni pratiche di importanza anche vitale, di pensiero e di insegnamenti, che ha realmente contribuito al progresso della nostra disciplina. Dunque una storia non “antica” come quella di tante discipline che si insegnano nell’Università pavese, ma una storia moderna già molto intensa (difficile da contenere in poche pagine), che annovera personalità illustri, che ha già dato tanti allievi, che si è basata fin dalle origini su quel fortissimo, caratteristico senso di “Scuola” che è proprio del mondo pavese e che affascina chiunque abbia avuto rapporti con l’Università e con il Policlinico S. Matteo di Pavia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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