Butterfly razzista?

Michele
Girardi

20070215

 aggiornamento: 18 settembre 2011)

 

 (15 febbraio 2007) Madama Butterfly sarebbe un’opera razzista?

È quanto sembra sostenere, sia pure con un’intonazione faceta che aspira al paradosso, l’insigne musicologo inglese Roger Parker (King’s College), in una recensione alla produzione in scena a Londra, pubblicata nel «Guardian» del 13 febbraio. La posizione ha suscitato un’eco immediata, e un commento sul «Daily Telegraph» nel giorno successivo (Opera expert says Puccini’s «Butterfly» isracist), immediatamente riverberato da un’ANSA pomeridiana (14 febbraio); a completare il quadro sono usciti oggi due articoli sul «Tirreno», a firma, rispettivamente, di Lisa Domenici («Butterfly» razzista e colonialista) e Luca Cinotti («Ma la nostra “Butterfly[la prossima produzione di Torre del Lago] non si tocca»), uno sul «Corriere della sera» («La “Butterfly è razzista, Puccini va corretto») e sulla «Stampa» («La “Butterfly opera razzista»); (leggi il dossier  Parker vs Butterfly >).

La prima considerazione che va fatta, un po’ meno a caldo, riguarda l’articolo del «Daily Telegraph», che prende sin troppo sul serio le affermazioni dello studioso (i commenti sui giornali italiani si rifanno a quella fonte, quello sulla «Stampa» porta persino un sommario in distonia con il contenuto: «Il Daily Telegraph»: Puccini ha scritto parti anticolonialiste oggi da modificare», rovesciando così i termini della questione). Si rilegga l’originale (One fine obscenity >), dove Parker è ben conscio che sta formulando una provocazione («I exaggerate, of course»): il vero problema è l’esemplificazione portata a sostegno del paradosso, e i rimedi proposti. Il commento sulla drammaturgia musicale non tiene conto del fatto che il processo solipsistico di occidentalizzazione (anche musicale) della protagonista, concausa dell’esito tragico, comincia ben prima di quel finale, e l’aria «Tu, tu, tu, piccolo iddio» mostra la protagonista che guarda al mondo in cui è proiettato suo figlio, e come eroina è già una di noi (se ciò commuove, visto il genere, non c’è davvero nulla di male). Inoltre Parker dimentica, proprio nella sua ottica d’analisi, la risposta degli ottoni al grido di Pinkerton nella conclusione (su scala esatonale), seguita dall’esplosione del tema del suicidio, dove la scala pentafona rigorosamente percorsa dalla melodia all’unisono degli ottoni (Do#-Si-La-Fa#-Mi: dunque la tinta orientale non è sparita, come Parker afferma), viene armonizzata con accordi dell’armonia occidentale, che ricordano come lo scontro fra due culture si ricomponga nel momento in cui la geisha trova la sua vera dimensione tragica.

Ma, più in generale, l’argomento che individua intenzioni razziste nella contrapposizione musicale tra linguaggio delle cose importanti (armonia occidentale) e di quelle che lo sono meno (pentafonia = oriente), è fallace: Puccini crea, infatti, sia opposizione sia scambio nella musica di carattere (chi non coglie l’intento denigratorio nella citazione di «Star Spangled Banner» mentre Pinkerton canticchia «Ovunque al mondo»?), per illustrare la tragedia personale della protagonista nel contesto in cui vive, e non la prende mai in giro. Parker scrive anche che Madama Butterfly offenderebbe lo spettatore d’oggi, e sostiene che non sia facile rimediare, come per tradizione s’è visto già, eliminando qui e là tratti che più offenderebbero la sensibilità attuale, così attenta a problemi di razza. «Da dove cominciare, visto che l’intera idea del dramma vi è coinvolta? e che, ancor peggio, la musica vi è implicata», si chiede Parker. Bell’interrogativo, specie se a porselo è uno tra i massimi esperti di edizioni critiche da un paio di decenni, ma invidiamo la sicurezza del Collega, capace di cogliere elementi razzisti nella musica (personalmente non saprei da che parte incominciare, nemmeno con autori che erano dichiaratamente razzisti).

Tuttavia la spiegazione non convince, diciamo eufemisticamente: «How can music be racist? Answer: when it’s in Madama Butterfly». Ma da che parte stava Puccini? credo che nessuno abbia problemi, cercando il cattivo, nell’identificarlo nel superficiale Pinkerton, portatore di un colonialismo tronfio e sprezzante delle tradizioni altrui. Dal canto suo Cio-Cio-San soddisfa appieno le condizioni di un eroina tragica tout-court: fanciulla quindicenne strappata all’età «dei giochi» (come recita il libretto), aderisce a un costume sociale del suo paese e del suo tempo, ma il matrimonio rappresenta ai suoi occhi il riscatto dalla povertà e dall’infamante professione della geisha (ed è questa la sua hamartìa, che mette in moto l’intero meccanismo). La statica condizione di moglie ‘americana’ vive solo nella sua autoconvinzione (ed è l’ubris: l’eroina persevera nell’errore, nonostante tutti gli avvertimenti ricevuti), e viene rapidamente demolita dal precipitare di eventi che la costringeranno ad accettare la legge eterna di ogni tragedia: chi ha turbato l’ordine sociale, come lei stessa ha fatto innamorandosi di un uomo cui doveva solo procurare svago, deve ristabilirlo col proprio sacrificio.

Il lascito è pessimista, ma la sintassi del tragico, applicata da Puccini con intelligenza e passione nella sua Butterfly, consente di cogliere la causa della hamartia della protagonista nella prevaricazione imperialista di una nazione su un’altra, tanto forte da creare illusioni fallaci. Il messaggio ha forse perso di attualità, ai tempi d’oggi? E dunque, perché rivolgersi altrove?

 (16 febbraio 2007) Ancora Butterfly. Si è accesa una discussione nei gruppi di posta elettronica (> per accedere bisogna registrarsi); due lettori del «Daily Telegraph» (15 febbraio 2007) dicono la loro sulla questione del razzismo (ma nessuno si è accorto che questo giornale estrapola solo dei passaggi dalla recensione pubblicata sul «Guardian»):

Racist Butterfly? Try The Mikado

Sir - The claim that Madama Butterfly is racist is denied by the Japanese embassy (News, February 14). So it should be. It is a wonderful story and could be set anywhere. Perhaps Professor Parker could turn his attention elsewhere - to The Mikado, for instance. This could be seen as taking the rise out of the Japanese. Is that not racism?
W. George Preston, Southampton

 

Sir - Professor Parker may be an authority on Puccini, but he is clearly no historian. The story of Madama Butterfly took place at the end of the 19th century: it is not a 21st century event. Altering the text to avoid «racial discrimination» would be akin to altering the text of Dickens’s novels to avoid offending modern susceptibilities. Perhaps above all operas, Madama Butterfly moves us because it is a timeless story of trust and betrayal, irrespective of race. Leave it alone.

Linda Heath, Leatherhead, Surrey

Si aggiungono al dossier di ieri, nel frattempo, altri due articoli sul «Tirreno» di oggi (>); colgo l’occasione per chiarire un passaggio delle mie dichiarazioni, quando descrivo il rincorrersi dei temi che danno corpo sonoro all’idea del suicidio della protagonista, non intendo dire che abbiano il medesimo profilo melodico, ma che fra il tema del pugnale e quello che esplode al momento del suicidio Puccini crea una sorta di relazione coglibile all’ascolto, stabilendo un rapporto di evoluzione drammatica fra il momento in cui la geisha recupera la sua dignità e impugna la lama del suicidio paterno, e quello in cui realizza il suo proposito; rettifico infine un passaggio malinteso (capita): l’ultimo tema giapponese invade la scena dopo che Pinkerton ha invocato, da fuori, il nome di lei, e non prima.