Il corso si è sviluppato su due fronti: uno, con caratteristiche istituzionali, è stato dedicato all’economia dello spettacolo nel periodo che va dall’Unità d’Italia ai giorni nostri, l’altro al sistema produttivo musicale del fascismo, per quello che l’infausto periodo – un ventennio di soprusi morali e materiali in cui agiva una pletora di musicisti leccapiedi, compositori, librettisti, cantanti, direttori d’orchestra, di teatro e quant’altro – ha consegnato alla posterità: uno stato amministrato da un dittatore e dai suoi accoliti di un movimento privo o quasi di un’ideologia riconoscibile, che promuoveva per nepotismo, fino all’aberrazione delle leggi razziali (1938) che, per tutti e per la cultura e la musica  in particolare, ha aperto la pagina più brutta, sporca e autolesionista della nazione. Tuttavia il fascismo ha in qualche maniera cambiato la gestione del sistema-musica, sostituendo l’amministrazione privata con quella statale, con ciò avviando un processo che ha portato fino ai nostri giorni, come faceva notare nel 1995 Harvey Sachs (>): da allora l’Italia non è molto cambiata, e numerose costanti apparentano i nostri tempi agli anni di Mussolini. Forse perché il fascismo «conviene agli italiani perché è nella loro natura, e racchiude le loro ispirazioni», come ha notato con lucidità Ennio Flaiano ( >), e in fondo «fascismo e adolescenza continuano ad essere in una certa misura stagioni storiche e permanenti della nostra vita», come ha scritto Federico Fellini (>)? In questo secondo filone si è cercato di quantificare il rapporto fra la dittatura e la produzione dei compositori, coadiuvati dagli interpreti, e il livello estetico raggiunto nelle loro musiche, nel contesto di un sistema propagandistico governato da Roma, e volto ad annichilire le coscienze. Esiste un legame tra le dittature e la bruttura artistica? Una domanda alla quale è difficile rispondere, ma che è doveroso porsi, come si è fatto nel modulo.

 

Nella pagina principale del corso (>) e nelle sue due diramazioni (I compositori >, Documenti e musiche >) viene resa disponibile per approfondimenti una vasta molte di materiale sulle attitudini estetiche e sociali nel periodo della dittatura fascista, e altrove utili cronologie (opere dell’Ottocento >, teatro musicale, 1850-1900 >, opere del Novecento >, teatro musicale, 1900-1930 >, opere nel periodo del fascismo, 1919-1945 >) da cui la preparazione può trarre profitto.

Per sostenere l’esame il candidato che avrà seguito le lezioni (gli argomenti si trovano qui >) dovrà conoscere il sistema produttivo musicale dall’Unità d’Italia ad oggi, tramite il saggio di

Fiamma Nicolodi, Il sistema produttivo dall’Unità a oggi,*, aggiungendovi gli aggiornamenti sintetici resi disponibili dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo sulle fondazioni lirico sinfoniche (>),

acquisirà competenze estetiche e sociali studiando la monografia di

Harvey Sachs, Musica e regime [Music in Fascist Italy, 1984], Milano, il Saggiatore, 1995**,

e si concentrerà sul problema dei recuperi dal passato nei paraggi del ventennio nella propettiva offerta da

Fiamma Nicolodi, Risvolti nazionalistici nel mito dell’antico in Italia e in Francia (>), in Musica senza aggettivi. Studi per Fedele D’Amico, a cura di Agostino Ziino, Firenze, Olschki, 1991, pp. 463-476.

Il candidato si addentrerà nei meandri degli spiacevoli documenti custoditi negli archivi ministeriali romani leggendo alcuni estratti da

Fiamma Nicolodi, Musica e Musicisti nel Ventennio fascista, Fiesole, Discanto, 1984***,

e prenderà infine in considerazione la questione razziale, centrale per ogni valutazione della dittatura, leggendo i brevi articoli di Santoliquido (in polemica con Alfredo Casella) e Giulio Cogni****:

Chi vuol dare l’esame non avendo frequentato, aggiungerà le letture seguenti:

Alfredo Casella, Impressionismo e anti-medesimo, marzo 1918, (>); Ritratto del musicista reazionario, aprile 1922 (>);  Lettera aperta a S.E. Pietro Mascagni, «L’Italia Letteraria», 15 dicembre 1929,  (>), in Id., 21 + 26 [1931], edizione a cura di Alessandra Carlotta Pellegrini, Firenze, Olschki, 2001,  pp. 20-23, 122-129.

Fiamma Nicolodi, Dentro il Novecento: Pizzetti, Casella (>), in Ead., Musica e Musicisti nel Ventennio fascista, Fiesole, Discanto, 1984, pp. 165-271

 

 

* Nella Storia dell’Opera italiana, a cura di Lorenzo Bianconi e Giorgio Pestelli, vol. 4 Il sistema produttivo e le sue competenze, Torino, edt/Musica, 1987, pp. 167-229 (>).

** Prefazione (1986), prefazione all’edizione italiana (1995), pp. 9-15 (>), cap. i. Il terreno, pp. 17-48 (>) scansionati; in una versione dattiloscritta di lavoro (>), dunque incompleta ma sufficiente per l’esame, capp. ii Le Istituzioni (l’intervista a Goffredo Petrassi, pp. 180-191, è anche scansionata: >) iii I compositori iv Gli esecutori v Stranieri, alleanze, razzismo e guerra (la tabella razziale redatta da Hans Engel, in Deutschland und Italien in ihren musikgeschichtlichen Beziehungen, Regensburg, Bosse, 1944, pp. 250-251, si legge scansionata: >); cap. vi. Il caso Toscanini, pp. 271-313 (>), poscritto (1994) al Caso Toscanini, pp. 315-317 (>), epilogo, pp. 319-321  (>) scansionati.

*** La lettera di Mascagni a Mussolini, sulla sua concezione del teatro (19260624 >) e i carteggi col regime di  Pizzetti, 1925-1943, pp. 431-442 (>) e Malipiero, 1926-1943, pp. 348-370 (>).

**** Francesco Santoliquido, Gli ebrei e la musica in Italia (>) e La piovra musicale ebraica (>), «Il Tevere», 1-2 dicembre 1937 pp. 1-3, e 15 dicembre 1937, p. 2; Alfredo Casella, Difendiamo l’anima musicale d’Italia – Polemica tra musicisti (>), «Il Giornale d'Italia» , 7 agosto 1938; Giulio CogniRazza e musica, «La difesa della razza», v/11, 5.iv.1942, pp. 17-18 (>).

 

NB: il segno > rinvia a un collegamento ipertestuale, solitamente un documento in formato pdf; dbi collega alla voce specifica del Dizionario Biografico degli Italiani, Treccani ol; wp rimanda alla voce di Wikipedia.

 

 Aggiornamento: 20181014

 

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Corsi: 1997-98, 1998-99, 1999-2000, 2000-2001, 2001-2002, 2002-2003-ab, 2002-2003-2, 2003-2004-ab, 2003-2004-2